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Rasmussen “scopre” i rischi della crisi siriana

Il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha scoperto, grazie ad un improvviso colpo di genio, che la situazione del conflitto in Siria «sta peggiorando» e «non possiamo ignorare il rischio di una diffusione regionale, con possibili implicazioni per la sicurezza degli alleati». Inquietanti rivelazioni di fatti di palmare evidenza, resisi disponibili alla sua analisi probabilmente grazie all’attività di intelligence cui altri non possono far ricorso, ma che nulla aggiungono a quanto noto ai nostri lettori, poiché da tempo denunciavamo questi rischi.

Il Segretario Generale non sembra però trarre le dovute conseguenze dall’inattesa scoperta, che avrebbe potuto facilmente subodorare, visto come gli atlantisti stanno alimentando il fuoco di un conflitto che hanno contribuito a scatenare, sguinzagliando tutte le milizie islamiste disponibili e reclutando, grazie ai raccolti record afgani di papavero da oppio, mercenari da tutto il mondo.

Dai toni delle dichiarazioni di Rasmussen non sembra, infatti, che l’Alleanza Atlantica cercherà di gettare acqua sul fuoco, magari sostenendo finalmente l’ONU o cessando di foraggiare l’insurrezione. Pare, anzi, che le «implicazioni per la sicurezza degli alleati» possano divenire la nuova scusa da far valere per intervenire direttamente nel conflitto, anche a costo di farlo estendere a tutta la regione, come sarebbe sicuro in caso di aggressioni straniere, per ammissione implicita dello stesso Segretario Generale.

Tutto deciso quindi? Anche no, perché questo è il messaggio ad uso dei ministri degli esteri dei Paesi NATO che incontra oggi. Subito dopo, però, ci sarà il confronto con il ministro degli esteri russo Lavrov, che potrebbe far “scoprire” a Rasmussen che il conflitto siriano è suscettibile di degenerare ben oltre il livello regionale.

(fm)


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