Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Niente applausi, siamo in lutto

Quando è il reale a scaturire dalla rappresentazione, e non il contrario, nostro malgrado siamo, per dirla con il filosofo Guy Debord, nella “società dello spettacolo”. E lo spettacolo, poiché si autolegittima come realtà e viene considerato alla stregua di questa, non lo si può biasimare, ma solo considerare in chiave positiva.

Debord, in modo ancora più inclemente, spiega come tutto – dalla merce al lavoro, dagli uomini al tempo – sia incanalato nella suddetta società, che, attraverso un accumulo sovrabbondante di immagini, stabilisce i rapporti tra gli individui, i quali alla fine sono destinati a vivere e persino a sentire secondo dei riflessi puramente indotti, quasi fossero dei miseri cani di Pavlov.

L’omicidio di Avetrana è l’esempio portante, e imbarazzante, di quanto sopra detto: a partire dal 2010, con la notizia del ritrovamento del corpo di Sarah Scazzi appresa dalla madre in diretta televisiva, fino alla sentenza della Corte d’Assise di Taranto, che lo scorso 20 aprile ha condannato a otto anni Michele Misseri e all’ergastolo le di lui moglie e figlia, è stato un lungo susseguirsi di indagini pubbliche, pettegolezzi più che interviste, ritrattazioni, pianti e compianti, ma tutti rigorosamente sotto le luci dei riflettori mediali. Il delitto della ragazza è stato dunque l’alibi perfetto per una macabra soap-opera, mentre lo spettacolo, ostinatamente tenuto in piedi, è stato l’unica ed effettiva realtà da seguire, puntata dopo puntata.

Stesso procedimento, anche se con tempistiche del tutto differenti, si è verificato per l’attentato di Boston, in seguito al quale è partita un’incredibile caccia all’uomo, seguita in diretta streaming da milioni di telespettatori – tra cui Barack Obama – e terminata con l’annuncio della cattura del reduce Dzhokhar Tsarnaev. Come in ogni lieto fine che si rispetti, sono scattati i dovuti applausi e poi molti degli “utenti” si sono riversati in strada per abbracciarsi festosi e motteggiare con tanto di bandierina gli USA; che importa loro, se uno dei due ceceni – Tamerlan Tsarnaev, di anni 26 – è stato trucidato nel conflitto a fuoco con sei agenti, i quali hanno dichiarato che a finirlo non sono stati loro, ovviamente, bensì il suo stesso fratello e complice, che lo avrebbe addirittura investito con un SUV? E a chi può mai interessare che, a distanza di poco dall’assassinio di Tamerlan, l’altro fratello minore, Dzhokhar, scovato all’interno di un’imbarcazione, abbia riportato una lesione alla gola tanto profonda che probabilmente non potrà più parlare? Come non credere, d’altronde, alla versione data dalla polizia di Boston, secondo la quale il ragazzo è ridotto così per aver tentato di tagliarsi la gola? Certo, con i precedenti che l’America ha sulla sua e sulla nostra coscienza, come potrebbe essere andata altrimenti?

Lo scenario da Far West, insieme alla cruenta caccia all’uomo offerta alla morbosità di tutti, ha volutamente manipolato e distolto l’attenzione dall’abuso vendicativo e sanguinoso perpetrato dalle Forze dell’Ordine di Boston – non dai terroristi! – con il beneplacito della Casa Bianca. Ça va sans dire.

Nella “società dello spettacolo” ci si commuove fino alle lacrime e alla fine della tragicommedia, ancora emozionati, si battono forte le mani e si torna compiaciuti alle proprie dimore. Nella vita, invece, se non si onorano i morti, almeno si rispettano in silenzio le tragedie, tutte.

Fiorenza Licitra

I nostri Editori

Cari Grillo e Casaleggio,

L'Europa dichiara guerra agli evasori: arrivano gli 'sceriffi'