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"Assad avrebbe usato le armi chimiche". Ma mancano le prove...

Gli USA mettono di nuovo sul piatto l’utilizzazione di armi chimiche da parte del regime di Assad per giustificare un loro intervento armato e sostengono che le ha sicuramente usate, anche se ammettono che non hanno prove.

Nulla sarebbe cambiato quindi rispetto alla situazione precedente, fatto salvo il modo di comunicare: artatamente strutturato per infondere nell’opinione pubblica la certezza dell’impiego dei mezzi di distruzione di massa da parte del regime. Se si va oltre la parte enfatizzata dai media mainstream dei proclami, si legge anche che «le informazioni dell’intellingence vanno verificate». Il che significa che non vi è alcuna prova e che siamo di fronte solo ad informazioni provenienti dai servizi, che, per quanto affidabili ed efficienti, sono anche noti per distorcere i dati che possono essere divulgati nella maniera desiderata dal committente, come accadde in Iraq. Come accade sempre.

Se uso si è avuto, inoltre, sarebbe stato su piccola scala, ma l’unica prova disponibile, ribadiamo, è che i servizi hanno detto che "sanno".  A questo punto verrebbe anche da chieder loro se sanno anche da chi: perché fino ad ora vi sono più indizi che l’impiego sia stato degli insorti e non del regime. È questa la ragione per cui gli USA sono cauti nel proclamare l’avvenuto uso dell’arma chimica e, quindi, scatenare l’offensiva, non tanto perché non si vogliono ripetere gli errori iracheni, facilmente aggirabili: Assad le armi chimiche le ha e verrebbero rinvenute sicuramente.

Il problema vero sorgerebbe se emergessero prove dell’impiego dei gas da parte dei ribelli, che li porrebbe dalla parte del torto, quindi prima di agire bisogna accertarsi non ve ne siano o, nel caso, cancellarle. Questo lavoro sembra ben avviato visto che il pentagono comincia a sbilanciarsi e a preparare l’opinione pubblica, anche se siamo ad uno stadio prematuro e ancora denso di incertezze, si deve, però portarsi avanti col lavoro per poter poi esportare democrazia usando il fondamentalismo islamico.

Ferdinando Menconi

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