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EGREGI M5S, QUESTI STREAMING VI SPUTTANANO

Secondo incontro in diretta streaming fra un aspirante premier e la delegazione del M5S, “capitanata” come al solito da Vito Crimi e Roberta Lombardi, e seconda figura imbarazzante.

La volta scorsa ne era uscito peggio Bersani, ma più per i propri difetti, a cominciare dai toni troppo remissivi, che per i meriti delle controparti, anch’esse non molto convincenti. Ieri, invece, l’esito si è ribaltato: il Pd Enrico Letta, che pure non è un campione di oratoria e di simpatia, ha giganteggiato sul plotoncino che avrebbe dovuto fronteggiarlo, tenendo alto il vessillo di un’opposizione non solo tattica ma strategica, e che però non si è mai dimostrato all’altezza del compito. Né sul piano dei contenuti, né tantomeno su quello dell’efficacia comunicativa.

L’impressione, pessima, è stata che i “cittadini portavoce” non si fossero minimamente preparati al confronto, manco li avessero avvertiti cinque minuti prima e sospinti, loro malgrado, sotto le telecamere, rivelandogli solo in extremis i motivi della discussione e l’identità dell’interlocutore. «Enrico Letta?!», «Ma chi, quello del Pd?», «E perché mai?», «Ah, perché Napolitano gli ha dato l’incarico di formare il governo e lui sta facendo le consultazioni con tutti i partiti?».

Dobbiamo essere estremamente chiari, al riguardo. Qui non è solo questione di abilità personali – che pure dovrebbero essere tenute presenti, eccome, nel momento in cui si affidino dei ruoli di questa natura – ma di approccio. Il presupposto è che bisogna avvertire appieno la responsabilità di ogni apparizione mediatica e fare il massimo per arrivarci nelle migliori condizioni possibili. Come? Elementare. Individuando, carta e penna alla mano (o mouse e tastiera, a maggior gloria del popolo, e della mitologia, di Internet), quali saranno i punti cardine su cui si incentrerà il dialogo. Immaginando, anche sulla base delle specifiche caratteristiche della persona che si avrà davanti (come in un match di boxe, come in una partita a scacchi), dove e come si verrà attaccati, e dove e come si dovrà replicare. Elaborando, sia pure nella consapevolezza che poi bisognerà adattarsi alle circostanze reali che sono di per sé imprevedibili, una serie di linee dialettiche, fluide ma precise. E ancora prima, attenzione, stabilendo l’atteggiamento che si vuole tenere complessivamente, visto che sarà questo il primo messaggio che verrà percepito, e interiorizzato, dagli spettatori.

Tutto questo, sia ben chiaro, costituisce l’abc della comunicazione pubblica. Non da oggi, ma da sempre. Oggi va sotto il nome di “tecniche di comunicazione”, e può darsi che a qualcuno la dicitura dia un senso di fastidio proprio perché contrappone la tecnica alla spontaneità (che troppo spesso, peraltro, è erroneamente scambiata con la genuinità e, quindi, con la sincerità/bontà degli scopi). In effetti, tuttavia, si tratta di competenze che in vario modo si ritrovano, lungo i millenni, ovunque vi sia stato qualcuno che assumeva funzioni di leader e si rivolgeva a un gruppo più o meno vasto. Competenze che si possono acquisire in mille modi, a partire dalla pratica, ma che sono accomunate dalla consapevolezza che si tratta di processi delicati e impegnativi, che è tassativamente vietato sottovalutare o, addirittura, prendere alla leggera.

A costo di apparire/risultare brutali, dunque, bisogna dire senza mezzi termini l’amara verità: la condotta di Crimi e Lombardi, e dei loro accompagnatori di contorno, e di chi li ha mandati allo sbaraglio, è sempre più imperdonabile. E lo è, come dovrebbe essere evidente, perché essa non solo azzera la credibilità delle singole persone che fanno queste grame figure, dimostrandosi del tutto inadeguate, ma mette a repentaglio anche quella del M5S nel suo insieme. E persino, come del resto abbiamo sottolineato da tempo, la attendibilità di qualsiasi altra spinta antisistema: se un “grande” movimento come quello di Grillo non ha da schierare nulla di meglio di questi sprovveduti, a corto sia di idee che di temperamento, figurarsi quelli che grandi non sono.

È anche così, che si spiana la strada ai “tecnici”. E che si rivalutano (brrrrrr) i politici di lungo corso. È anche così, che si manda tutto a puttane.

Federico Zamboni



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