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Spagna in piazza ma nuove misure in arrivo

Mentre dall'Europa si levano voci su un possibile allentamento delle richieste di misure di austerità, a Madrid si scende in piazza. Perché la realtà sociale è ben distante da Bruxelles.

Per l'esecutivo di Rajoy non c'è possibilità di allentare la morsa già in atto, considerando i dati disastrosi, e a nulla pare servire anche il livello della disoccupazione crescente in Spagna: la strada intrapresa rimane la stessa. Il che significa nuovi tagli.

Al momento sta per essere presentato un nuovo piano di misure al settore pensionistico, a quello del mercato del lavoro, al settore dei servizi e per quanto attiene la gestione fiscale. Praticamente è come passare con un panzer su quanto di poco già resta del Paese.

Le mire del premier sono quelle, tanto per cambiare, di mettere in pratica una serie di norme in grado di dare nuovamente fiducia agli investitori stranieri in Spagna, attualmente in fuga. Il metodo utilizzato è, ovviamente, quello di azzerare tutti i motivi attraverso i quali la speculazione potrebbe avere gioco difficile a fare utili da capogiro, cioè livellare verso il basso tutto quanto spetta al popolo per favorire invece quanto pretende il capitale.

Allo stesso tempo Bruxelles chiede a Madrid di ridurre il deficit di circa il 6% lordo del Pil per quest'anno e di circa il 3% il prossimo anno. Si tratta, con tutta evidenza, di un obiettivo del tutto irrealistico, anche perché se tale deficit deve essere ridotto mediante la crescita, non si capisce come la Spagna possa crescere, cioè consumare, cioè generare posti di lavoro in grado di far aumentare le spese e dunque il gettito, nel momento in cui si strizza l'occhio a investitori stranieri che nulla vogliono fare dal punto di vista industriale, e dunque per quello che riguarda l'economia reale, ma che invece puntano ancora una volta sulla finanza. 

Intanto, le misure che verranno presentate entro questa settimana, scrive Perrone: 

includono la creazione di un’autorità fiscale indipendente per monitorare la posizione di bilancio del Paese e un cambiamento potenzialmente di vasta portata per le pensioni. Le pensioni spagnole sono attualmente collegate all’inflazione, ma il governo vuole aggiungere un “fattore di sostenibilità” nel sistema che tenga conto dell’aumento della speranza di vita e dei più ampi cambiamenti demografici. In risposta ai ripetuti appelli di Bruxelles, Madrid avvierà anche una revisione della riforma del controverso mercato del lavoro varata lo scorso anno. Lo scopo è quello di effettuare una revisione degli effetti che ha avuto sui salari e sull’occupazione allo scopo di scovare e risolvere i “difetti” della riforma stessa, ha riferito il funzionario.

E ancora: 

Un’altra riforma che il governo di Madrid si prefigge di attuare entro la fine del 2013 è la liberalizzazione delle professioni, come quella di notai, commercialisti, architetti e ingegneri. Secondo fonti della Commissione europea, la Spagna dispone di ben 174 professioni in cui l’accesso e l’esercizio è fortemente regolamentato e soggetto a qualifiche e a limitazioni speciali. 

La deriva è dunque quella classica: si vuole imprimere una ripresa adottando misure che - tutte, ormai è accertato in ogni Paese europeo - funzionano esattamente in direzione opposta a quella per andare incontro alla quale, teoricamente, sono state varate.

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