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ULTIMA TRUFFA: IL GOVERNO DI PACIFICAZIONE

Potranno dirlo esattamente con questa parola, peraltro già usata nei giorni scorsi, o con altre più o meno simili, ma il messaggio che si sta cercando di diffondere è questo: pacificazione.

Il neonato governo come avvio di una nuova fase politica, in cui si mettono da parte gli odi reciproci e si fa di tutto per trovare dei punti di incontro. Ed ecco il Pd e il PdL, con l’aggiunta dei Montiani, che dopo essersi scambiati le peggiori accuse, fino al totale e reciproco discredito tanto sul piano della competenza quanto su quello della morale, scoprono infine che forse hanno esagerato. E che perciò, di fronte alle pressanti necessità della crisi e con il viatico della strigliata inferta da Napolitano a Camere riunite, si può anche fare altrimenti: un bell’esecutivo in cui c’è posto un po’ per tutti, in una riedizione appena un po’ più elastica dell’antico manuale Cencelli, e in cui tutti si impegnano a collaborare. Correttamente, se non proprio cordialmente. E però, proprio per questo prevalere del raziocinio sui sentimenti, offrendo al Paese una grande prova di maturità.

La stessa maturità che ha indotto, in particolare, a non accapigliarsi sul ministero dell’Economia: invece di scegliere l’esponente di un partito, creando spiacevoli attriti con gli altri schieramenti, si è avuta la saggezza di optare per un uomo “delle istituzioni”. Quel Fabrizio Saccomanni che è direttore generale della Banca d’Italia, nominato nel 2006 e riconfermato nel 2012, e che pertanto incarna la splendida visione super partes che è tipica delle banche centrali.

Quanto di meglio, visto che Mario Draghi è già impegnato con la Bce.

 

 

 

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NOI NEL MEZZO – 29 aprile 2013, ore 16.30

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