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Grecia: 15 mila licenziamenti nel settore pubblico

È stata varata nottetempo, come la peggiore delle cospirazioni, peraltro tra domenica e lunedì, a voler sottolineare i contorni ancora più foschi: la Grecia ha approvato una nuova legge sulla ristrutturazione del debito pubblico che stabilisce, in soldoni, il taglio di altri 15 mila posti di lavoro entro il 2014.

Questa norma rientra nel quadro degli ulteriori tagli imposti dalla troika ad Atene per continuare a ricevere gli "aiuti".

I lavoratori colpiti in questo caso sono quelli del settore pubblico, che è il primo, in quanto più a portata, sul quale può intervenire il governo di ogni Paese. Gli effetti si diffonderanno però a macchia d'olio su tutto il Paese e in conseguenza anche sul settore privato: più persone perdono lavoro meno l'economia gira, perché i consumi continuano imperterriti a scendere, e dunque maggiori sono a loro volta le condizioni di crisi anche del settore privato. Che poi giocoforza licenzia a sua volta inasprendo la situazione già disastrosa nella quale versa la Grecia.

La nuova legge va a indebolire, peraltro, le garanzie costituzionali che erano previste per i dipendenti pubblici greci. Un po' come avvenuto in Italia grazie al lavoro del ministro Fornero e alla maggiore facilità di licenziamento. Norma poi puntualmente applicata da aziende con la volontà di ridurre la propria forza lavoro. I dati attuali, anche da noi, sono eloquenti.

Fuori dal parlamento greco si sono radunate, sebbene di notte, quasi un migliaio di persone per protestare, ma è ovviamente inutile considerando i risultati ottenuti da manifestazioni del genere sino a questo momento. La disoccupazione generale, rilevata, in Grecia al momento si attesta al 27%. Ma il destino del proprio Paese i cittadini lo hanno di fatto scritto quando a suo tempo, mediante votazione, si pronunciarono a favore di una coalizione, quella attualmente guidata da Samaras, che era ed è fortemente europeista. Il che, nella situazione corrente, significa aver consegnato le chiavi delle propria sovranità e quelle della vita di milioni di persone nelle mani della speculazione internazionale.

Ennesima tappa di un percorso già scritto da tempo che non accenna minimamente a cambiare direzione malgrado l'evidenza del fallimento della sua strategia.

Ora si attende il via libera, da parte di Ue ed Fmi, per una ulteriore tranche da 3.65 miliardi: al governo di Atene servono per pagare gli stipendi, le pensioni e le obbligazioni detenute dalla Banca Centrale che scadranno il prossimo 20 maggio.

Sinteticamente: il taglio di 15 mila posti di lavoro, sotto il ricatto della necessità di pagare inutilmente qualche mensilità di stipendi e pensioni in uno Stato fallito ormai da anni, serve per ricevere denaro da girare alla speculazione mediante gli interessi sulle obbligazioni e i titoli di Stato piazzati a suo tempo a interessi da strozzinaggio.

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