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La fine del MUOS non è ancora il lieto fine siciliano

Che molti, moltissimi abitanti di Niscemi (in provincia di Caltanissetta) e dintorni della Sicilia presenziassero alla Giornata del “No MUOS Day”, svoltasi sabato scorso, era scontato, ma che, tra tutti i manifestanti – settemila, a detta della questura, ben diecimila, invece, per gli organizzatori – parecchi avessero provenienze a dir poco scomode (dal Piemonte alla Calabria, dalla Sardegna alla Lombardia) è stata una cosa inaspettata e, senza dubbio, confortante. Per una volta, allora, l’Isola non è stata isolamento, ma comunità nazionale di intenti che, grazie alla tenacia e alla rabbia – quella politicamente scorretta – ha fatto sì che il presidente Crocetta firmasse in via definitiva la revoca per le autorizzazioni, concesse precedentemente dal nefasto Lombardo, al progetto statunitense di installazione di oltre quarantuno antenne a bassa e ad alta frequenza sul territorio di Niscemi.

Enorme merito per il successo conseguito va riconosciuto a tutte quelle donne, centinaia di nonne e di madri, che per mesi, manifestando e presidiando la zona con pazienza e fermezza, di fatto fin dal principio hanno avversato una fine che appariva certa; è però risaputo che la Sicilia, terra di contraddizioni viventi e di infinite apparenze, è sempre stata matriarcale…

È stato all’ingresso della base militare della marina USA, situata nel pieno centro della riserva naturale della Sughereta di Niscemi, che si sono susseguiti gli interventi dei vari oratori, alcuni dei quali hanno giustamente sottolineato che è stata, sì, vinta un’importante battaglia, ma non ancora la guerra, cioè il totale abbattimento del super-radar e delle quarantasei antenne che dal 1991 emettono, con funesti danni alla popolazione autoctona, onde elettromagnetiche del tutto fuori legge.

Per una volta, dicevamo, l’Isola si è smentita, perché sono stati gli stessi Siciliani a interrompere, di fronte alle attualissime invasioni barbariche, le loro ataviche consuetudini di passiva rassegnazione ai perenni soprusi e di indefesso fatalismo, che da sempre impedivano loro di essere sovrani del proprio destino, rendendoli così sudditi degli imperi altrui.

Se non si trattasse soltanto di un caso eccezionale e se, al di là delle specifiche battaglie per il MUOS o per qualsiasi altra ignominia, i Siciliani imboccassero finalmente “la via dell’intolleranza” alle “autorità” ammanicate e alla mentalità di comodo – perché è sempre più facile accantonare le proprie ragioni per mantenere l’accordo con gli altri che sostenere apertamente ciò in cui si crede, rischiando di scontrarsi – ci troveremmo senz’altro davanti a un vero cambiamento rivoluzionario e, soprattutto, all’unica guerra da vincere a ogni costo: l’affermazione della propria indipendenza per assomigliare unicamente a se stessi. L’unico modo per non tradire il nostro vicino, infatti, è non tradire noi stessi.

Per una volta, la primavera non ha tardato ad arrivare; speriamo quindi che, a seguire, non ci sia ancora “l’inverno del nostro scontento”.

Fiorenza Licitra

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