Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

PA: le aziende in attesa. Appunto

Lo spostamento di qualche giorno per la riunione governativa sulla decisione di rendere operativo il pagamento da parte dello Stato alle aziende di una fetta di debiti che esso ha presso di loro da mesi e anni è eloquente.

È nel merito di questa decisione che risiede il motivo più importante. Presa ieri nel corso del pomeriggio, dove prima era stata fatta slittare alla serata e alla fine spostata a data da destinarsi - anche se si parla di non oltre lunedì - la motivazione ufficiale non tiene. Secondo una nota trapelata si parla della necessità di sistemare alcuni dettagli nel testo da licenziare. In realtà il motivo è un altro: trovare la copertura.

Complicazioni di palazzo

Certo, come è solito nel nostro Paese, tutte le bozze di accordi di questo tipo presentano tante criticità e soprattutto sono estremamente complicate. Tipico bizantinismo per rendere complesso l'accesso all'incasso delle fatture emesse quando in ordine di principio la cosa è di semplicità assoluta. L'azienda ha fatto un lavoro e lo ha fatturato allo Stato. Dunque lo Stato deve pagare. 

E invece no, la bozza licenziata dalla ragioneria dello Stato sarebbe, a detta di chi la ha letta, estremamente complicata.

Riporta Linkiesta:

Sono quattro le criticità rilevate da chi ha esaminato a fondo il documento. Primo: la creazione di tre fondi separati per liquidare i debiti della Pa: uno per i Comuni (2 miliardi), addirittura gestito dal ministero dell’Interno e non da quello dell’Economia, uno per Regioni e Province (9 miliardi) e un altro per le Asl (15 miliardi). Cosa significa in concreto? Un esempio: un’impresa che lavora per conto di Comune e Asl, ad esempio una società informatica, deve attivare due procedure distinte presso due diversi ministeri. Secondo, le tempistiche della certificazione dei crediti da parte del settore pubblico: l’onere della prova spetta alle imprese, che nella bozza circolata ieri sera avevano 20 giorni di tempo per registrarsi sulla piattaforma del Tesoro. Peccato che non è chiaro in che ordine e in quanto tempo i crediti siano effettivamente conteggiati e saldati. Un’incertezza insostenibile: le stime parlano di 4 mesi almeno. Terzo, la creazione – a fronte della possibilità di sforare il patto di stabilità – la creazione di una sorta di “secondo patto di stabilità” dai parametri ben più stringenti. Quarto, i tagli ai ministeri per finanziare gli interessi di mora sui ritardi degli enti locali. (Qui l'articolo originale)

Ma il punto principale, ribadiamo, è la copertura.

Si è parlato, anzi si sono urlate a gran voce, delle cifre che lo Stato avrebbe messo sul tavolo per tentare se non di risolvere almeno di contribuire pesantemente su una situazione, quelle dei debiti verso le imprese, non più sostenibile. Teoricamente, come sappiamo, 40 miliardi divisi in due blocchi, uno entro la fine dell'anno, che per le aziende peraltro è data ancora molto lontana viste le necessità quotidiane con le quali devono invece immediatamente confrontarsi, e l'altra nel 2014, in un periodo ancora non meglio specificato.

Ora, che lo Stato abbia a disposizione questa somma è poco probabile, visto lo stato disastrato dei nostri conti e il fatto che non si riesce a trovare denaro neanche per tante altre cose. Che poi la possa effettivamente utilizzare è ancora un altro discorso. Non è un caso che Monti sia stato al telefono con l'Europa lungamente, ieri e nei giorni scorsi, per cercare di convincere Bruxelles a concederci la possibilità di sforare nei nostri conti per poter dare seguito ai proclami fatti in tal senso nei giorni scorsi. E dall'Europa, come sappiamo, non sono giunte buone notizie, visto che sino a ieri sera continuavano ad arrivare da varie parti, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale, diverse comunicazioni riguardanti il nostro spread e il fatto che rappresenta un fattore di grave stabilità per le finanze italiane e per le stesse aziende. Come a dire, da una parte, che seppure sarebbe doveroso dare i denari che devono ricevere, dall'altra parte non si può non considerare che sforando i patti il nostro spread salirebbe con conseguenze per le aziende stesse. Insomma, come era facile immaginare, pensare di tirare fuori 40 miliardi dal nulla, anche se per darli alle aziende ed evitare ulteriore recessione, non è misura che lo Stato disastrato economicamente nel quale viviamo può prendere autonomamente. Sempre dall'Europa, e di fatto dalla troika, deve passare.

Se i soldi ci fossero stati e fosse stato possibile davvero utilizzarli per questo obiettivo non saremmo arrivati del resto alla situazione di morosità diffusa dello Stato verso le aziende come è adesso, ma anzi sarebbero stati tirati fuori già da un pezzo. E dunque, per far uscire questi 40 miliardi, oggi si deve trovare la copertura. Che non c'è.

Il tema Irpef non è affatto uscito di scena

Come è oltremodo facile supporre, la notizia secondo la quale era allo studio la possibilità di collegare all'interno della norma l'anticipo dell'aumento dell'Irpef da parte delle Regioni già a quest'anno, malgrado le smentite governative, era molto di più che una voce di corridoio. Si fa sempre così, in quegli ambienti: si pensa a una possibilità, ma siccome è veramente grossa da far digerire, la si lascia solo trapelare senza ammetterla esplicitamente, e quindi si verifica l'effetto che fa sulla politica e sull'opinione pubblica. Se le voci contrarie non sono poi molte, allora si va avanti e la si fa digerire, se invece si alza il tiro delle proteste e dell'indignazione, si dichiara semplicemente che "la notizia era priva di fondamento". E si prende tempo per trovare una altra soluzione. Appunto.

Verificata l'impossibilità (per ora) di abbinare alla norma l'anticipo Irpef, il Governo Monti ha dovuto  dunque puntualmente prendere altro tempo. In questi giorni non sta limando il testo come annunciato, ma sta trovando un'altra copertura per poter erogare questi soldi. Cioè una nuova formula, più o meno nascosta, attraverso la quale lo Stato per dare alle imprese dovrà togliere da qualche altra parte. Si tratta di capire quale, a questo punto. Sempre che non torni fuori in ogni caso la procedura dell'Irpef.

I nostri Editori

Obama: "Non c'è più tempo, serve legge sul controllo delle armi"

Se le mozioni euroscettiche si uniscono