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Assad apre le porte agli ispettori ONU

Il vice ministro degli esteri siriano Faisal Mokdad ha dichiarato che Damasco è pronta ad accogliere la commissione d’inchiesta dell’ONU sulle armi chimiche: un deciso cambio di posizione, dopo il negato accesso di aprile, che è figlio, con tutta probabilità, delle mutate condizioni internazionali.

Il precedente diniego discendeva dal timore di vedere una missione ONU a senso unico, tesa a cercare, e magari trovare a tutti i costi, prove dell’impiego di armi chimiche in Siria solo se usate dal regime. Adesso invece, che si moltiplicano le voci, anche in Occidente, che le armi di distruzione di massa sono state usate sì, ma dai ribelli, Assad pare essersi deciso ad aprire le frontiere ad una commissione che potrebbe non solo scagionarlo, ma addirittura decretare la colpevolezza dei suoi nemici.

Se missione sarà c’è da augurarsi che non faccia la fine di quelle a suo tempo inviate in Iraq, che furono screditate dagli USA perché non trovarono prove a suffragio della menzogna Bush sulle armi di distruzione di massa detenute da Saddam.

La missione ONU è un grosso rischio soprattutto per gli atlantisti e di quegli amici della Siria che non sono amici anche del popolo siriano: c’è una forte possibilità che questa dia ragione alla Dal Ponte e trovi prove inequivocabili sull’impiego dei gas da parte dei ribelli. In questo caso, dopo aver lungamente dichiarato che l’uso di queste armi era il superare la linea rossa che avrebbe dato il via ad un intervento armato, gli Stati Uniti si comporteranno in maniera coerente ed aggrediranno i ribelli, fin qui sostenuti con ogni mezzo?

Se la verità si dimostrasse diametralmente opposta alle menzogne mediatiche, fin qui diffuse dai media compiacenti, l’imbarazzo a Washington potrebbe essere veramente grande, anche perché la credibilità delle scuse per inficiare una indagine ONU è stata già spesa tutta ai tempi di Bush.

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