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Il modello tedesco (mini jobs & affini)

Da Il Tramonto dell'euro. (di Alberto Bagnai)

Fra 1999 e 2008 le riforme Hartz hanno determinato un’esplosione delle forme di lavoro “atipico” di circa il 30 per cento, a fronte di una flessione di circa il 3 per cento dei contratti a tempo indeterminato. Nello stesso periodo, gli “atipici” sono passati dal 20 al 39 per cento degli occupati (sì: in percentuale sono raddoppiati), e la dinamica più rilevante è stata proprio quella dei minijob, aumentati di circa il 50 per cento, fino a riguardare, nel 2008, due milioni e mezzo di tedeschi, e raddoppiando quasi dallo scoppio della crisi al 2011, quando i minijob hanno raggiunto quasi 5 milioni (Meillassoux, 2011). Aspettate, ve lo spiego con parole semplici: secondo voi a un datore di lavoro conviene assumere una persona a tempo pieno, pagandola 1200 euro, più i contributi sociali, o gli conviene assumere tre “minilavoratori”, pagandoli in totale 400 x 3 = 1200 euro, ma senza contributi sociali? Dai, che lo sapete! E il bello è che, siccome i minijob sono cumulabili, alla fine non hai nemmeno bisogno di assumere tre persone: basta assumere tre volte la stessa persona!
Intendiamoci: questo è un caso limite, praticamente una legalizzazione del lavoro nero. Ora, va da sé che questo comportamento è criminale anche e soprattutto nella virtuosa Alemagna, ma i casi, ahimè, non sono mancati: è rimasto famoso quello della catena di drogherie Schlecker, che ha costretto il ministro Van der Leyen a rispondere a un’interrogazione parlamentare (come ci ricorda Meillassoux, 2011), e che quando ha dovuto rinunciare a questa forma di dumping sociale è fallita mettendo in pericolo 24 000 posti di lavoro (ver.di, 2012).

 

dal Blog di Alberto Bagnai

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