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Papa nuovo, vecchi discorsi. E infatti…

Sabato scorso, parlando in piazza San Pietro a un folla stimata in ben 200 mila persone,  Papa Francesco ha inanellato una serie di dichiarazioni che a prenderle alla lettera si potrebbero definire “anti sistema”.

Uno: «Non interessa se la gente muore di fame, se non ha niente. Ci si preoccupa delle banche o della finanza...». Due: «Nella vita pubblica se non c'è l'etica tutto è possibile. Lo leggiamo i giornali quanto la mancanza di etica fa tanto male all'umanità intera». Tre: «Se cadono gli investimenti, le banche, tutti a dire che è una tragedia. Se le famiglie stanno male, non hanno da mangiare allora non fa niente... Questa è la nostra crisi».

Ma lo sono davvero, così ostili all’establishment economico e politico che ci ha portati alla situazione attuale?

La risposta è no, fintanto che si tratti solo di parole. E non è certo un caso che le stesse identiche analisi che dovremmo svolgere oggi, per spiegare la persistente ambiguità della Chiesa cattolica nei confronti del modello liberista e soprattutto delle sue derive finanziarie, le abbiamo già effettuate due anni e mezzo fa (qui). Allora, nel novembre 2010, era stato Benedetto XVI a porre apertamente la questione e a sollecitare l’abbandono di «stili di vita improntati a un consumo insostenibile, dannosi per l’ambiente e per i poveri». Noi titolammo “Parole sante, Santità. Dopo di che?”, ed è la medesima formula che potremmo utilizzare adesso.

Merito nostro? No. Colpa della Chiesa. O del Vaticano, se preferite.

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