Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Giornalisti «inaffidabili»? Eccome, se ce ne sono

Evitare le interviste coi «giornalisti che si sono già dimostrati inaffidabili se non addirittura in malafede». Grillo detta le nuove direttive sui rapporti dei parlamentari M5S con la stampa e tra le altre raccomandazioni c’è pure questa. Che, figurarsi, viene accolta da più parti come una chiusura arbitraria. E dunque inaccettabile. Anche senza dirlo apertamente, il sottinteso è che in questo sottrarsi alle domande di taluni cronisti, e delle rispettive testate, si anniderebbe una lesione del diritto dei cittadini a essere informati.

Libero, ad esempio, titola «Nuovo decalogo di Grillo ai suoi: devono fare più interviste ma solo coi giornalisti che dice lui». Poi, subito sotto, “chiarisce” che il suggerimento-diktat «è parte del contenuto di un’email inviata ai deputati del M5s dal gruppo di comunicazione. Obiettivo: evitare i cronisti sgraditi che verranno inseriti in una black-list». Europa, a sua volta, la prende alla lontana facendo riferimento a un dialogo di Platone, il Fedro, nel quale si spiega che «il problema con la verità nasce quando qualcuno la racconta al posto tuo», e alla fine approda a una difesa di principio. Concludendo che «Bollini di qualità sui giornalisti, sulle fonti, addirittura sulle stanze in cui fare interviste, non garantiranno in eterno dagli inciampi della democrazia, che esige parole, opinioni e conflitti».

Pura teoria. E quindi mera astrazione. Il punto non è riaffermare i pregi del pluralismo, che in quanto tale lascia amplissimo spazio a giudizi di parte, ma entrare nel merito della questione, che riguarda l’esistenza o meno di giornalisti «inaffidabili». Un aggettivo sul quale bisogna intendersi bene, prima di proseguire. Inaffidabile non significa semplicemente fazioso, ai fini dell’interpretazione di ciò che è stato detto o fatto. Inaffidabile equivale a scorretto. Inaffidabile è chi distorce le dichiarazioni raccolte. Oppure chi formula domande ambigue o pretestuose, in modo che ne derivino delle risposte altrettanto fuorvianti. O chi enfatizza i normali disaccordi, che rientrano nella dialettica interna a qualsiasi gruppo, per ingigantirli a diatribe, dissidi, faide.

Il discrimine, quindi, è in quella che si chiama onestà intellettuale. Si può benissimo sparare a zero su chiunque (e noi del Ribelle, infatti, lo facciamo di continuo) ma a patto di ancorare le proprie requisitorie a dei precisi elementi di realtà, inerenti alle accuse che si vanno a formulare. Per limitarci a Grillo e al M5S, un conto è attaccarli su aspetti incontrovertibili della loro attività – vedi la carenza di una visione complessiva del modello economico, che si riflette nei programmi basati su un elenco di proposte magari condivisibili ma assai parziali – e tutt’altro è cercare di screditare lui come leader politico insistendo a ricordare, fino a presentarlo come un assassino, che nell’ormai lontanissimo 1981 fu responsabile di un incidente stradale in cui morirono tre persone.     

Questo, naturalmente, non significa che Grillo & C. abbiano sempre ragione a scagliarsi contro la stampa nazionale, però esclude anche il contrario: i giornalisti italiani non hanno alcun diritto a essere difesi in blocco, come se si trattasse di fulgidi esempi di correttezza professionale. Purtroppo, Grillo o non Grillo, non lo sono affatto.

Federico Zamboni  

I nostri Editori

GANGSTER DI STATO & VENDITE SPECIALI NEL MERCATO DELL'ORO

Squinzi: "Nord sull'orlo del baratro, ridurre il cuneo fiscale"