Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Grecia: la violenza della troika sui bambini

La procedura di licenziamento per 200 mila dipendenti pubblici, in Grecia, sta entrando in questi giorni in una ulteriore fase operativa. L'entità dei tagli attuali rientra nelle norme previste nell'ultimo memorandum imposto al Paese dalla troika Ue-Bce-Fmi lo scorso aprile.

Quando una persona perde il lavoro, se ha figli, è evidente che sono anche e soprattutto questi ultimi a patirne le conseguenze. Tra i lavoratori greci, i primi a essere licenziati saranno a brevissimo i funzionari condannati a vario titolo dalla giustizia, che avrebbero dovuto originariamente perdere il lavoro nel 2013 ma che sono rimasti al loro posto sino a ora. Ma i numeri più grandi risiedono altrove. Entro il prossimo fine giugno tremila persone saranno definitivamente senza lavoro, e altri 12.500 riceveranno il preavviso. L'anno di compimento del taglio più massiccio è però dietro l'angolo: entro il 2015, infatti, l'accordo tra i banksters e il governo greco impone a quest'ultimo di operare licenziamenti per non meno di 150/200 mila dipendenti. 

Siccome in Grecia è altissimo il numero delle famiglie che vivono con un solo reddito, non è poi così lontano dalla realtà prevedere che vi saranno circa 600 mila persone in più sotto la soglia delle povertà. Sono numeri enormi e per due ordini di motivi. Il primo è che questa cifra, su una popolazione nazionale che supera a malapena gli 11 milioni di abitanti, rappresenta una enormità. Sarebbe come, in Italia, prevedere 3 milioni e 600 mila persone povere in più nel giro di due anni. Il secondo motivo, che non va sottovalutato, risiede nel fatto che si sta parlando di soli dipendenti pubblici: per via del più classico tra gli effetti domino di una situazione del genere, avere altre 600 mila persone sotto la soglia della povertà non potrà che innescare una ulteriore ondata recessiva. Questa farà crollare ulteriormente i consumi interni, e dunque incidere su altre perdite di lavoro anche nel settore privato, e ovviamente allontanerà ulteriormente le possibilità di una ripresa economica da parte di un Paese che sarà costretto nuovamente a chiedere "aiuti". Con le conseguenze, ovvie, di nuove mannaie da attivare.

Un circolo vizioso inestricabile.

Val bene riportare, dal punto di vista sociale, che tutto quanto sta per avvenire si inscrive in un quadro già disastroso: la disoccupazione e l'aumento dei senza casa sta facendo emergere dei dati, relativamente ai disagi del settore infantile delle popolazione, senza precedenti. L'indigenza di un numero sempre più grande di famiglie, infatti, determina che a farne le spese, senza alcuna possibilità di cambiare la situazione, sono anche i più piccoli. Solo nel 2011 erano circa 600 mila i bambini che vivevano in condizioni di assoluta esclusione sociale. Stiamo parlando del 30.4% del totale. Praticamente quasi un bambino su tre. Sono dati Unicef, provenienti dal report "La condizione dei bambini in Grecia 2013", inequivocabili: 

la percentuale di bambini che vivevano in condizioni di notevole disagio, ovvero in famiglie colpite da estrema indigenza, da grave deprivazione materiale e da scarsità di lavoro (leggi: disoccupazione oppure impiego sottopagato), nel 2011, era pari al 3,5%, in sintesi 69.000 bambini, drammaticamente in aumento rispetto ai 12.000 nel 2010. La percentuale di bimbi che vivono in famiglie dove nessuno ha un lavoro era pari al 9,2% nel 2011 ed è aumentato di 2,9 punti percentuali tra il 2010 e il 2011, a dimostrazione che la crisi e le misure draconiane dei vari governi hanno gettato letteralmente sul lastrico un numero enorme di famiglie elleniche e dei loro componenti. In Grecia, secondo gli ultimi dati del 2011, la povertà infantile ha avuto un aumento di 0,7 punti, pari al 23,7%. E così il numero di bambini indigenti è salito a 465.000 unità.  Da quanto riportato nel documento il 16,4% di tutti i piccini vive in famiglie con “grave deprivazione materiale”, che corrisponde a ben 322.000 bambini: numero aumentato di 89.000 unità, con un incremento in percentuale del 38,2% tra il 2010 e il 2011. Aumento che per la fascia di età compresa tra i 6 e gli 11 anni raggiunge addirittura il 46,7%. Non è tutto. Infatti il 50,8% delle famiglie con figli si dichiara impossibilitata a permettersi una settimana di vacanza a causa delle difficoltà economica che attraversa ormai da anni. Allo stesso tempo il 37,2% è obbligato a lottare per pagare le bollette, le rate delle carte di credito e i prestiti, mentre il 34,5% si dichiara incapace a poter coprire le spese non programmate. La percentuale di famiglie con bambini al di sotto della soglia di povertà che dichiarano la propria impossibilità ad includere nel menu di ogni giorno carne, pesce, pollo o verdure è passata dal 21,6% del 2010 al 44,3% nel 2011: più del doppio nel giro di appena 12 mesi.

E attenzione, questi dati saranno ulteriormente aggiornati nelle rilevazioni sul 2012 per non parlare delle proiezioni relative al 2013 e al 2014, quando la mannaia sul settore pubblico e quella che arriverà indirettamente dal conseguente ulteriore crollo del settore privato, sortiranno, in tal senso, numeri ancora peggiori. Presumibilmente agghiaccianti. Una stima aritmetica è possibile: entro l'anno un milione di bambini sarà in situazione di sofferenza.

La violenza tremenda con la quale la finanza e la speculazione si abbatte sui popoli europei è evidente in tutta Europa. Ma in Grecia, puntando l'obiettivo sulla situazione dei bambini, dovrebbe essere manifesta anche a chi ancora si ostina a non voler vedere la situazione.

Al confronto, le manifestazioni di piazza, anche cruente, sono poco più che dispetti.

I nostri Editori

Istat, a maggio giù fiducia consumatori

Rinascita sotto inchiesta per truffa. E il Corriere gongola