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Rinascita sotto inchiesta per truffa. E il Corriere gongola

Il quotidiano Rinascita non è certamente sconosciuto, ai lettori del Ribelle. Su svariate questioni, e specialmente per quanto riguarda il totale rifiuto dell’economia finanziaria e speculativa, le loro e le nostre posizioni sono analoghe. Inoltre, il caposervizio Esteri Alessia Lai ha collaborato ripetutamente con noi in tema di America Latina, con particolare riferimento alla rivoluzione bolivariana del compianto Hugo Chavez.

Ieri, purtroppo, è stata diffusa la notizia di un’inchiesta per truffa a carico della testata, in relazione ai contributi pubblici per l’editoria e con l’accusa di aver percepito indebitamente 2,3 milioni di euro. Un’inchiesta che si è già spinta parecchio avanti e che è sfociata in un maxi sequestro patrimoniale, esteso ai conti correnti.

Il Corriere si è affrettato a dedicare alla vicenda un articolo che trasuda un malcelato compiacimento e che, nel titolo, dà praticamente per acquisito (alla faccia del garantismo e della correttezza) quello che acquisito non lo è affatto: «Rinascita, vendite gonfiate per ottenere i contributi per l'editoria: truffa da 2,3 milioni». Per “scoprire” che si tratta di un iter giudiziario ancora in corso, e ben lungi da una sentenza seppure di primo grado, bisogna invece leggere il testo, cosa che com’è noto non tutti fanno. Ancora più velenoso, però, è l’occhiello: «Stampa negazionista e denaro». Come se quello – il negazionismo – fosse il leitmotiv del progetto editoriale.

La replica dei diretti interessati, affidata al direttore Ugo Gaudenzi, è contenuta in un editoriale uscito oggi (qui) e intitolato «Vorrebbero distruggere Rinascita». Un concetto che suona tutt’altro che inverosimile, viste le tesi antisistema che sono il vero architrave del quotidiano.

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