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Siria, tre giorni decisiva a Istanbul

La Coalizione Nazionale Siriana è riunita a Istanbul per una tre giorni di dibattito in cui dovrà decidere se partecipare o meno alla conferenza Ginevra 2, proposta da Stati Uniti e Russia, che potrebbe segnare la svolta negoziale della crisi siriana.

La Russia ha fatto la sua parte nell’esercitare sufficienti pressioni su Assad, per convincerlo ad aderire all’iniziativa. Adesso sta agli USA fare altrettanto sui ribelli, che non sembrano, però, voler rinunciare alla precondizione dell’uscita di scena del dittatore.

Louay Safi, membro della Coalizione Nazionale Siriana, ha dichiarato: «Ci sono molte incognite per quanto riguarda la conferenza di Ginevra. Noi siamo a favore di qualsiasi conferenza che possa contribuire alla transizione verso un governo eletto, diverso dalla dittatura. Ma la condizione che poniamo è questa: non accetteremo negoziati che non prevedano l’uscita di scena di Bashar Al Assad». Il punto è se accetteranno di negoziare con chi fino ad ora si voleva vedere escluso dalle trattative: pretendendo di ottenere subito quello che, invece, dovrebbe essere il punto finale della conferenza di pace. Se invece si pretende che le trattative prevedano la possibilità di uscita di scena di Assad siamo nel lecito, anzi nel realistico: difficilmente egli potrà restare in sella, in un modo o nell’altro è destinato a cedere il potere, è questione di “quando” e “come”, ma non di “se”.

La conferenza potrebbe, però, offrire una via negoziale che tuteli gli interessi anche di altre parti sociali e fazioni politiche che i ribelli non rappresentano e che vorrebbero ignorare nella loro presa di potere: questo è in realtà il nocciolo della questione che li ha portati fino ad ora a rifiutare ogni forma di trattativa, nascondendosi dietro la scusa non trattiamo col tiranno.

L’offensiva governativa, che grazie all’aiuto di Hezbollah sta raccogliendo successi sul campo, potrebbe però spingere la Coalizione ad accettare il negoziato, in considerazione anche della perdita di consenso internazionale, dovuta agli abomini compiuti da alcuni militanti delle frange più integraliste e del fondato sospetto di uso di armi chimiche da parte ribelle.

La tre giorni di Istanbul si rivelerà dunque decisiva per il successo del piano di pace, che però potrebbe andare anche avanti senza i ribelli: la situazione non è insostenibile solo per il popolo siriano, ma lo sta diventando anche per i maggiori sponsor dell’insurrezione.

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