Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Ma guarda come svolazza, l’elettore-consumatore

Ebbene sì: è accaduto. A forza di marketing vero e proprio, e di innumerevoli altre manipolazioni e cattivi/pessimi esempi in ogni ambito pubblico e mediatico, moltissime persone hanno acquisito, probabilmente in forma cronica, i tipici vizi del consumatore. Mica solo in ambito commerciale, cosa che già sarebbe grave e meritevole di una robusta psicoterapia, ma a tutto campo. E quindi, giocoforza, anche in quello politico.

Non che finora i segnali di istupidimento mancassero – vedi il perdurante successo della figura del Bravo Nonno del Quirinale, che da Pertini in poi è uno dei personaggi più popolari del reality show “Grande Italia Nostra“, o più confidenzialmente “Italia Perepé Perepé” – ma nelle Comunali di domenica scorsa se n’è avuta la più limpida delle dimostrazioni. Tanti di quelli che il 24-25 febbraio avevano votato il MoVimento 5 Stelle hanno fatto marcia indietro, votando qualcun altro o non votando proprio. Poveri cari: avventati prima e affrettati dopo. Sembra che siano rimasti delusi da ciò che è avvenuto nel frattempo. SuperBeppe non ha compiuto il miracolo tanto atteso e nel giro di due mesi, di ben due mesi, non è riuscito a risanare il Paese. E nemmeno il Parlamento.

Perciò, con la logica adamantina del suddetto consumatore, sempre pronto a cambiare prodotto se quello acquistato non lo soddisfa, buona parte dell’elettorato gliel’ha fatta pagare. ‘Fanculo pure Grillo. Il suo potentissimo Sturacessi non ha funzionato all’istante, come era nelle aspettative, e quindi vuol dire che non funziona affatto. Tanto vale tenersi il cesso intasato. E attendere, semmai, che qualcun altro proponga un ritrovato alternativo. Pronto per l’uso, si intende. E a buon mercato, si capisce.

È questa, la vera antipolitica. È l’idea (la pretesa) che il proprio contributo di cittadini alle decisioni collettive si esaurisca nello scegliere all’interno di un catalogo predisposto da altri. I partiti come aziende, o peggio ancora come marchio-brand-griffe, e i relativi programmi elettorali come depliant. A me mi piace quello patinato di Berlusconi. A me no: meglio quello solidale del Pd. Manco per sogno: meglio guardare altrove. Al “camerata” Storace. Al “compagno” Vendola. Alla giovane, e combattiva, Giorgia Meloni. A questi nuovi bravi ragazzi del M5S, che chissà chi saranno ma comunque evviva perché sono appunto nuovi, e giovani, e comenoi.

Le conseguenze sono quelle che vediamo. Lasciando da parte gli opportunisti, parecchi, che votano per specifici motivi di interesse, con la disinvoltura delle puttane di professione che lo trovano del tutto consueto e del tutto logico, ce ne sono innumerevoli altri che semplicemente, ma colpevolmente, non sanno quello che stanno facendo. Non hanno afferrato i termini della questione. Non hanno capito che in una vera democrazia la politica è un impegno oneroso e assiduo, che va molto al di là della messinscena occasionale del voto.

La tessera elettorale non è una carta prepagata che serve a fare acquisti una tantum, abboccando alle offerte speciali del momento. Il Parlamento non è una fiction televisiva che se ti va la segui e se non ti va no. Il Pd, o il PdL, non sono merci sullo scaffale, che se non le compri verranno spontaneamente sostituite dai relativi produttori con qualcosa di migliore.

Dovrebbe essere chiaro, dopo 65 anni di elezioni, e di disastri, a getto continuo: quello dei partiti è un tipico oligopolio che si basa su una rendita di posizione. Che a sua volta poggia sullo stramaledetto, e sempre più stringente, modello economico liberista. Una rendita di posizione come quella del settore dei carburanti. La questione non è scegliere tra Esso e Shell, o tra Q8 e IP. O tra benzina e diesel.

La questione è liberarci dei motori inquinanti. E magari, già che ci siamo, riflettere innanzitutto su dove vogliamo andare, anziché sugli automezzi coi quali andarci.

Il consumatore intelligente è quasi un ossimoro. Se fosse davvero intelligente smetterebbe di pensare-sentire-scegliere da ultimo anello della catena (catena!) produttiva. Invece di svolazzare da un prodotto all’altro, inebriato dal finto potere dell’acquirente che alla fine il suo bravo carrello lo riempirà comunque, si porrebbe il problema di passare da un ruolo passivo a uno attivo.

Una faticaccia, a dire il vero.

Una necessità assoluta, che piaccia o non piaccia.

Federico Zamboni

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