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USA. La crisi è razzista, specie sui patrimoni

Nulla di troppo sorprendente, per chi abbia una qualche dimestichezza con la società statunitense, ma nondimeno un dato significativo e che merita una sottolineatura: negli USA, dal 2007 al 2010, la crisi non ha colpito le famiglie in maniera indiscriminata, risolvendosi anzi in un massiccio aggravamento delle disuguaglianze preesistenti.

I parametri, nel caso di questo studio condotto dall’Urban Institute, sono due. Le variazioni del patrimonio famigliare, sia immobiliare che mobiliare, e il gruppo etnico di appartenenza. Mentre nel 2007 lo scarto era favorevole ai bianchi in un rapporto di quattro a uno, rispetto agli afroamericani e agli ispanici, nei tre anni successivi è salito del 50 per cento. Sei contro uno. Più precisamente, 632 mila dollari per i bianchi. 110 mila per gli ispanici e 98 mila per gli afroamericani.

Nello stesso periodo la perdita di ricchezza ha colpito soprattutto le famiglie ispaniche, che hanno subito una riduzione pari al 44 per cento, mentre per quelle afroamericane la percentuale è stata del 31 e per quelle bianche, infine, si è fermata all’11.

Un aspetto molto interessante è che le variazioni patrimoniali sono assai più marcate di quelle relative al reddito. Il che significa, evidentemente, che le disparità tendono a consolidarsi in modo tale non solo da persistere ma da aumentare. Come si legge nell’articolo del New York Times dedicato all’indagine, «Molti esperti ritengono che il gap patrimoniale sia più dannoso di quello reddituale, visto che si perpetua di generazione in generazione e ha un potente effetto [negativo] sulla sicurezza economica e la mobilità sociale».

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche Dedrick Muhammad, direttore del dipartimento economico della NAACP (la celebre “National Association for the Advancement of Colored People” fondata nel 1909 e protagoniste delle lotte per i diritti civili). «La crescita nel “wealth divide” sta diventando molto difficile da colmare. Non ho delle sensazioni positive riguardo al fatto che queste disuguaglianze si possano risolvere da sole con la ripresa».

Anche ammettendo che negli USA la crisi venga superata, a forza di interventi da parte della Federal Reserve, essa lascerà dunque dietro di sé le premesse di ulteriori squilibri. Oltre a essere ingannevole per tutti, l’American Dream ha questo difetto aggiuntivo: è maledettamente asimmetrico.

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