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Operai contro Marchionnne, ma quelli Serbi

La delocalizzazione in Serbia della produzione della 500L, automobile icona del made in Italy fatto all’estero, e l’unica che abbia un minimo successo di vendita, non ha portato via benessere all’Italia per trasferirlo altrove: dopo neppure un anno anche gli operai di Kragujevac sono stufi di essere sfruttati.

Gli operai serbi sono arrivati al punto di ebollizione non tanto per il salario da fame, anche per gli standard serbi, 306€ mensili sono ben al di sotto del salario medio di 414€, quanto per i turni di lavoro dai “ritmi infernali” che causano un “un forte stress”: è questo che sta creando una situazione di grande insofferenza nei confronti del management, come ha dichiarato Zoran Mihajlovic, vicepresidente dell’Unione dei sindacati indipendenti della Serbia.

I lavoratori serbi mostrano una maggiore propensione alla lotta sindacale dei nostri e sembrano intenzionati ad usare mezzi da anni ’70, gli unici che dimostrarono efficacia nel nostro paese: uno di loro, durante il turno di notte fra venerdì e sabato, ha preso un attrezzo metallico e ha danneggiato trentuno autovetture incidendo sulla carrozzeria una scritta inequivocabile: “Mangiatori di rane andate via dalla Serbia”.

È chiaro che i mangiatori di rane sono gli italiani, ma quello che andrebbe spiegato all’operaio non è tanto che, per quanto anche da noi in molti le apprezzino, i mangiarane sono da sempre i francesi, quanto che Marchionne è canadese e la FIAT non è più italiana da un pezzo: avrebbe dovuto incidere il caro vecchio yankee go home sulle fiancate delle 500L, magari si trattava anche di esemplari destinati al mercato USA.

Gli “italiani” della FIAT non sono quindi più visti come benefattori, ma per quello che sono: sfruttatori della peggior specie. Un peccato di ingenuità perdonabile, visto che i serbi non possono conoscere la realtà italiana che attraverso un giornalismo mistificatorio: se fosse stato loro permesso di conoscere prima cosa è la FIAT, e quanti danni abbia fatto all’Italia, probabilmente non se la prenderebbero con noi ma solidarizzerebbero.

Gli operai serbi, quindi, non se la prendano con noi quando sabotano l’azienda statunitense a guida canadese, anzi sarebbe gradito si prodigassero nel delocalizzare in Italia i cari vecchi sani metodi di lotta sindacale contro lo sfruttamento.

Ferdinando Menconi

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