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Siria: si spacca il fronte ribelle

Il Consiglio Nazionale Siriano esce lacerato dalla sua riunione di Istanbul: i ribelli che si riconoscono nella sigla Movimento Rivoluzionario Siriano, che riunisce alcune fazioni attive all’interno della Siria, hanno criticato duramente la coalizione degli oppositori che opera all’estero, considerata incapace di rappresentare le istanze della rivoluzione.

Oltre alla frattura fra combattenti e ribelli che vivono da anni all’estero, e quindi ignorano la reale situazione del paese, è da segnalare anche quella fra le forze che possono definirsi laiche o liberali e quelle che dipendono direttamente dai finanziatori della ribellione, ossia Qatar e Arabia Saudita, regimi che nulla hanno da invidiare ad Assad quanto a rispetto dei diritti umani e civili.

L’incapacità di trovare un accordo sulla composizione e sul mandato della delegazione dei ribelli che dovrà partecipare alla conferenza internazionale di Pace, indetta per giugno da Stati Uniti e Russia, dimostra quanto sia profonda la spaccatura fra le marionette di chi vuole una presa del potere da parte dei Fratelli Musulmani, il Qatar, o di gruppi più radicali, l’Arabia Saudita, e chi vorrebbe che il potere passasse nelle mani del popolo, senza asservirlo ad interessi stranieri.

Per il secondo gruppo la via negoziale è l’unica praticabile, benché anch’essi pongano precondizioni difficilmente accettabili, mentre per chi persegue una teocrazia sunnita la principale via percorribile è quella del fallimento dei negoziati e di una vittoria sul campo di battaglia, magari grazie anche alle armi dell’Occidente.

Dopo le recenti vittorie belliche il regime, però, ne sta cogliendo anche sul fronte diplomatico. Anche se difficilmente potrà restare al potere, è sempre più evidente che sono solo le modalità ad essere in discussione: esilio dorato o eliminazione modello Gheddafi.

(fm)

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