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Siria. Ban Ki-moon: «Un male le armi dall’estero»

La proposta di referendum di ratifica degli eventuali accordi di pace di Assad irrita i ribelli, ma la maggior compromissione per la conferenza di pace viene dall’escalation militare sponsorizzata dalla estero, almeno secondo il modesto parere di Ban Ki-moon: «La fornitura di armi da entrambe le parti non aiuta il processo di pace. Non esiste una soluzione militare in casi come questo, ma solo un processo politico in grado di risolvere il problema».

Il segretario dell’Onu, pur non escludendo dal suo intervento i missili russi, punta il dito soprattutto verso contro la fine dell’embargo UE ai ribelli. I quali si sentono perciò sicuri di poter spazzare via il tiranno una volta fallita la conferenza di pace di Ginevra 2, che non ha ancora una data e che essi sembrano intenzionati, nonostante le spaccature interne, a disertare.

Gli insorti si ostinano a rifiutarsi di partecipare a qualsiasi trattativa se perdureranno i massacri, Hezbollah non abbandonerà il paese e Assad continuerà a guidare la Siria, cioè vogliono tutto prima della conferenza e senza concedere nulla in cambio. Un esempio è che, mentre pretendono l’uscita di Hezbollah dal conflitto, nulla dicono degli stranieri che combattono nel loro campo: proprio oggi, fra i caduti se ne contano tre che sono addirittura occidentali, notizia riportata con fuorviante grande enfasi dalla stampa, che omette di evidenziare che erano dei convertiti all’Islam partiti “volontari”. I combattenti dalla parte del regime invece sono, si sa, “mercenari”, anche se i copiosi fondi dell’eroina afghana affluiscono alla fazione ribelle.

L’insistenza spostatasi sulla fine dei combattimenti, più che sulla deposizione preventiva di Assad, è un fatto dovuto alla piena crisi militare che gli insorti devono affrontare, come a Qusair, poco lontano dalla frontiera con il Libano, che è strategica per gli approvvigionamenti e per la sua base aerea, dove sono stretti in una morsa di lealisti ed Hezbollah.

Inoltre, nei territori che la Turchia ha concesso come basi arretrate ai ribelli, dopo le bombe e la conseguente mobilitazione delle popolazioni locali contro i “profughi” siriani, le forze di sicurezza di Ankara si sono messe in movimento ed hanno ben 2 kg del terribile gas Sarin nelle abitazioni di militanti di Al-Nusra, formazione ribelle legata ad Al Qaeda. La minaccia del gas si sta ritorcendo contro gli atlantisti, che speravano di usarla contro Assad, mentre ci sono indizi sempre più evidenti che lo abbiano impiegato i ribelli. E la Russia, infatti, lamenta che le viene impedito di accedere ai dati relativi al suo utilizzo a Khan al-Assal, presumibilmente da parte degli insorti. mentre le prove a carico del regime, sbandierate da Le Monde e Stati Uniti, continuano ad essere senza riscontro.

Il piano di pace Ginevra 2 sembra nato per essere boicottato, e a poco serve l’impegno di BanKi-Moon che afferma di aver «sollecitato tutte le parti che hanno un’influenza sulle fazioni in lotta a fare le dovute pressioni per sospendere i combattimenti». I ribelli, pur divisi in diverse fazioni, pretendono che sia il solo Assad a farlo, per poi dimettersi. Il che, come giustamente sottolinea il ministro degli Esteri russo, è «l’unica cosa che li accomuna», e lo stesso Lavrov aggiunge che «è chiaro anche ai nostri partner occidentali che si tratta di una posizione irrealistica. Questa è l’impressione che ho tratto dopo i colloqui con John Kerry e Laurent Fabius».

Russia, USA e ONU si incontreranno il 5 giugno prossimo per preparare la Conferenza, su cui adesso grava anche la minaccia israeliana di sabotaggio: Tel Aviv è pronta ad agire se le armi di Damasco arriveranno ad Hezbollah.

(fm)

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