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Disoccupazione? Ne parliamo dal 2020 in poi...

Come già segnalato, la disoccupazione, oggi vicino al 12%, superererà questa soglia entro il 2014 e tornerà al 9% solo nel 2020. 

Una previsione che sembra verosimile: altri sette anni per veder flettere anche se di pochi punti il dato sulla mancanza di lavoro che comunque, al momento, risulta in aumento. Quello che diventa quasi un'opinione è quali possano essere le motivazioni di questo calo, seppure lontano nel tempo.
Le ipotesi sono varie ma due sole le principali. La prima, quella degli economisti che ancora credono - o fingono di credere - nella bontà del sistema è che a fatica ma l'industria, i servizi, il consumo e il commercio si riprenderanno, la produzione di merci salirà e verranno creati nuovi posti di lavoro. La "catena" del consumo non si romperà, ma sopravvivrà fino a quel momento, per veder ripartire con slancio l'economia e il giro di denaro. Certo fino ad allora continueranno a suicidarsi imprenditori e a diventare indigenti quelli che prima conducevano una vita nella media, ma il sistema saprà difendersi e replicare se stesso, fino a far ricominciare tutto da capo, fino alla prossima bolla. Bella storia, no?
La seconda ipotesi, forse più credibile, è che il dato sarà legato soprattutto a un calo delle persone che cercano lavoro. I giovani che si affacciano alla vita adulta ne cercheranno ancora, ma tutti gli altri, dagli esodati che presumibilmente tra sette anni in qualche modo accederanno alla pensione o ai servizi sociali a chi, stufo di cercare, emigrerà all'estero o lavorerà in nero, smetteranno di ingrossare le fila degli uffici di collocamento, se ancora ne esisteranno. In questo caso è anche possibile che sarà il volume dei consumi e degli affari a calare ulteriormente rispetto a oggi, tanto da "permettere" a qualcuno di non cercare più lavoro. Se, insomma, saremo costretti a fare a meno di tutta una serie di cose, anche non avendo le basi ideologiche o le informazioni necessarie per conformarci alla decrescita, a un certo punto quello diventerà la nostra "normale amministrazione".

Le famiglie, dopo sette anni di scarso reddito, non ne cercheranno più un secondo. Chiaramente - e purtroppo - non stiamo parlando che di una sparuta minoranza, appunto pochi punti percentuali: la maggioranza dei disoccupati cerca lavoro perché senza non può proprio vivere, non per comprare l'iphone, tanto per dirne una. A dimostrarlo sono i dati sui cali del consumo: non più solo tecnologia o abbigliamento ma anche l'acquisto di cibo è in netto calo. Quanto di tale contrazione sia poi legato a una diminuzione degli sprechi - che sarebbe cosa buona e giusta - non si può sapere con certezza. 

In ogni caso - e per questo non servono previsioni - questo Paese vivrà un altro lungo periodo di difficoltà e povertà. I dati dell'Istat e le dichiarazioni sulla ripresa che non c'è tanto ben spiegati da Zamboni nell'articolo di oggi, accompagnati dalla previsione a dir poco ottimistica che "nel 2014 l'economia si riprenderà" - tanto per preparare il popolino alla prossima manovra, quella di giugno, e poi a quella dopo e a quella dopo ancora - non fanno che preludere al trascinarsi della situazione. Che ha già lasciato sul campo morti e feriti, e promette di continuare a farlo. Poi, attorno al 2020, chissà, magari arriveranno altre "previsioni".

Sara Santolini

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