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IUS SOLI: SBAGLIATO IN ASSOLUTO, MA LOGICO NEI FATTI

Se Berlusconi dovesse sentirsi non sufficientemente tutelato dal governo Letta-Alfano, ha già pronto un altro pretesto per farlo cadere: lo ius soli, il diritto alla cittadinanza dato dal fatto di essere nati nel territorio della nazione ospitante.

Per quelli che Massimo Fini chiama “le suorine della sinistra”, l’immigrazione è soltanto una risorsa per il Paese che la riceve e la coesistenza sullo stesso territorio di comunità provenienti da diverse realtà è un fecondo incontro di culture, costumi, mentalità.

Sono i soliti ideologismi astratti dei progressismi. Le massicce migrazioni sono un affare soltanto per chi può utilizzarle per abbassare il livello generale dei salari. Per la società nel suo complesso sono più un grande problema che una risorsa. Sconvolgendo il tessuto sociale, complicano la vita ai cittadini delle nazioni che le subiscono, e rappresentando uno sradicamento costituiscono un dramma per gli immigrati stessi.

Eppure bisogna prendere coscienza del fatto che, contrariamente a quanto molti pensano, l’invasione degli immigrati non è la causa della nostra decadenza civile e morale, ma ne è l’effetto.

Una società forte e sana non permette di essere invasa in questo modo.

Una società forte e sana regola e integra il flusso migratorio, con la forza delle proprie leggi e con la capacità di assorbimento del proprio sistema di valori. In una società forte e sana non ci sono mestieri rifiutati e disprezzati, e quindi lasciati ai nuovi schiavi venuti da fuori, perché il lavoro, tutto il lavoro, gode di alta considerazione. Una società forte e sana non attrae col luccichìo dell’apparenza, perché il suo stile di vita è sobrio e modesto.

Non è vero che siamo decaduti perché siamo stati invasi, è vero piuttosto che siamo stati invasi perché eravamo già in piena decadenza.

Negli anni Settanta non c’era immigrazione, eppure dilagavano non solo il terrorismo politico, ma furti, rapine, truffe, malcostume, mafie che si impadronivano del territorio, sequestri di persona, sofisticazione degli alimenti, mentre la diffusione della droga diventava un fenomeno di massa e tutti i vincoli comunitari si allentavano, fin dal loro fondamento basilare, la famiglia.

Ciò che si dice dell’Italia vale per il resto dell’Europa, con accentuazioni più o meno marcate ma con una tendenza comune.

Del resto gli storici che hanno analizzato gli sconvolgimenti provocati dalle cosiddette “invasioni barbariche”, sono ormai concordi nel riconoscere che esse furono devastanti perché l’Impero Romano era già in crisi, altrimenti sarebbero state facilmente contenute e assorbite: un precedente lontano nel tempo ma ancora eloquente. Né vale a smentire la tesi la considerazione del ruolo vivificante che ha invece avuto il melting pot, il grande miscuglio di popoli  e razze, in aree come il Nord America e l’Australia. Si tratta di enormi estensioni di territorio quasi disabitato che esigeva un popolamento. Tutt’altra cosa rispetto alle condizioni di questa nostra Europa, che sta diventando anche etnicamente ciò che è geograficamente: un’appendice della grande Asia, su cui incombe la mole dell’Africa. 

Stando così le cose, non c’è rimedio definitivo e durevole. I respingimenti non servono ad altro che a cacciare dalla porta, con costi non indifferenti, chi rientrerà da finestre e finestrelle. Allora inquadrare gli immigrati in una condizione giuridica che risponda a criteri di saggezza e di giustizia, appare una scelta obbligata e più urgente di quanto non siano i matrimoni dei gay e altri presunti diritti spacciati come tali mentre sono soltanto la prova di quanto siamo scesi nella china della decadenza.

Lo ius soli, secondo il progetto di legge di cui si parla in Italia, anche per impulso della ministra di origini congolesi, prevede la concessione della cittadinanza a chi è nato in Italia avendo entrambi i genitori, o uno dei due, residenti nel nostro Paese da almeno 5 anni. Sembra una legge ragionevole, equilibrata, che prende atto di una realtà ormai irreversibile, ci piaccia o no.

Luciano Fuschini

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