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Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

L'arrivederci di Davide Stasi. E la battaglia che prosegue. Sempre

Davide Stasi ci ha mandato un articolo di commiato da La Voce del Ribelle. Qui in redazione, speriamo solo temporaneo. All'interno del testo, che ovviamente pubblichiamo, ci sono tutte le legittime motivazioni di questa decisione che, come è evidente, depotenzia il nostro giornale e, in senso lato, almeno in quota parte, tutta la battaglia che conduciamo senza soste da cinque anni. Cercheremo di ripristinare la potenza di fuoco usuale il prima possibile.

Al di là del merito però, che attiene alla sfera personale e che ogni lettore può verificare e valutare leggendo il suo testo, quell'articolo ci ha dato l'opportunità di chiarire un aspetto del nostro lavoro che, crediamo, può essere interessante per tutti: lavorare a un giornale come questo, per noi, non è un hobby, ma la naturale conseguenza di un modo di essere, che si esplica ovviamente (anche) nell'ambito di quella che è la nostra professione ormai da decenni. 

La pubblicistica, anche quando non rappresenta la principale occupazione di una persona, può essere cosa molto seria. Faticosa se svolta in modo professionale. E gli articoli che Stasi ha pubblicato per noi sino a ora ne sono la conferma. C'è enorme differenza tra curare un blog e scrivere articoli elaborati, frutto di ricerca e studio e inscritti all'interno di un percorso come quello che abbiamo costruito negli anni qui al Ribelle. Sappiamo quanta fatica costi un lavoro del genere, e ancora di più in chi per vivere svolge altre attività. 

Stare in trincea, in tempi come questi, non è però più una scelta, almeno a nostro avviso, ma un dovere morale. Ognuno nel suo campo. Stasi al momento ha scelto un altro campo di azione, ma qui al fronte c'è sempre bisogno di combattentii. E noi non abbandoniamo la postazione. Per nessun motivo.

Qui l'articolo di Davide Stasi

Qui quello della Redazione

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