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Gas siriano: l’ONU non ha prove, gli USA non ne hanno bisogno

Le dichiarazioni sull’uso dell’arma chimica in Siria si sono accavallate negli ultimi giorni, ma hanno ricevuto un risalto mediatico inversamente proporzionale alla loro credibilità. Le dichiarazioni statunitensi, infatti, sono state sostanzialmente prese per vere, o almeno ripetute abbastanza a lungo per essere trasformate in verità: il mainstream non ha mai, di fatto, messo in discussione la fondatezza delle apodittiche dichiarazioni di Obama, nonostante i precedenti di Bush, sul fatto che gli USA sanno che le armi chimiche sono state usate, anche se contestualmente ha dovuto ammettere che ignora da chi, come, dove e quando.

Diversa accoglienza hanno, di conseguenza, ricevuto le dichiarazioni di Carla Dal Ponte, membro della Commissione di inchiesta ONU sull’impiego di armi chimiche, che sono balzate alla ribalta solo per la smentita della Commissione stessa: non si può sostenere in una intervista televisiva che ci sono “prove” dell’impiego del terribile Sarin da parte dei ribelli.

La Dal Ponte, ex procuratore capo del Tribunale penale internazionale, in realtà si era limitata a dire si erano potute «raccogliere alcune testimonianze sull'utilizzo di armi chimiche, e in particolare di gas nervino, ma non da parte delle autorità governative, bensì da parte degli oppositori, dei resistenti». Parla, quindi, di testimonianze, non di prove, ma la sconfessione della Commissione di cui fa parte è molto abile: in sostanza dichiara che non vi sono prove e che quindi la Dal Ponte mente, nonostante abbia più riscontri oggettivi della tesi Obama.

Infatti, l’ex procuratore ha posto sul tappeto elementi molto più validi dei “rapporti dei servizi” su cui si basa la “verità” statunitense: le testimonianze ci sono e sono state raccolte dalla Commissione. E queste tendono ad escludere l’uso governativo dei gas, puntando il dito verso i ribelli. Di che far cadere tutto il castello accusatorio sunni-atlantista, e non siamo di fronte a dichiarazioni giornalistiche, che, per quanto credibili, non hanno l’autorevolezza ONU. Si deve quindi agire risolutamente  per via mediatica per riaffermare il teorema necessario all’intervento armato: la “linea rossa” può essere varcata solo da Assad.

Il problema che imbarazza gli atlantisti è che è stata dato troppa enfasi al gas. Oltre al fatto che ad usarlo possono essere stati i ribelli, ex civili inermi, la cosa potrebbe inoltre gettare fosche ombre sulla loro causa, già abbastanza inquinata da presenze fondamentaliste: le indagini devono solo accertare l’uso del gas da parte del regime e scagionare i ribelli, a costo di creare prove o cancellarne altre. La credibilità della Dal Ponte va, quindi, minata, giocando sulle parole, oscurando notizie o enfatizzandone altre: il vecchio gioco della propaganda quindi.

La realtà è un’altra, cioè, che se Obama, Nobel per la Pace, persegue la stessa politica di Bush, combattendo le sue guerre e cercandone altre, deve seguire lo stesso metodo a costo di mentire sulle armi di distruzione di massa, con un’aggravante: allo stato attuale delle conoscenze, se ve n’è stato uso questo è stato fatto dai nemici del nemico e ciò non si può tollerare diventi di dominio pubblico.

Ancora non vi sono prove sull’uso del Sarin o equivalenti dunque, ma le nubi del sospetto si addensano sempre più sulla trincea dei “buoni” che, impossibile negarlo, queste armi le hanno e sono stati istruiti ad impiegarle con efficacia: si usasse lo stesso metro usato per Saddam la Nato dovrebbe spazzarli via.

Ferdinando Menconi

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