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LETTA & ALFANO: C’È UN MALCONTENTO DA IMBRIGLIARE

Per Napolitano era quasi un ritornello: la coesione sociale. E giusto ieri anche Draghi ha usato la stessa dicitura, durante il suo intervento alla Luiss in cui ha paventato il rischio, incombente, che gli altissimi livelli della disoccupazione giovanile vadano a «innescare forme di protesta estreme e distruttive».

Per il nuovo governo, come attestano le posizioni espresse quasi contemporaneamente dal presidente del Consiglio e dal suo vice, le parole sono diverse ma la sostanza è analoga. Enrico Letta, a latere dell’incontro con il premier spagnolo Mariano Rajoy, ha dichiarato di «sperare che non si aprano fronti di ordine pubblico», aggiungendo che «non si apriranno se l’Ue darà risposte». Angelino Alfano, che è anche il ministro dell’Interno, ha presieduto la prima riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, nel corso della quale è stata svolta «un'ampia e approfondita analisi, con particolare riguardo alle situazioni di criticità sociale connesse all'attuale congiuntura economica, sottolineando la necessità di tenere alto il livello di attenzione anche per i riflessi sotto il profilo dell'ordine pubblico».

Apparentemente può sembrare che non ci sia nulla di sbagliato. Considerato che il protrarsi della crisi genera malcontento, e che il malcontento può portare a esplosioni di violenza più o meno organizzata, si auspicano interventi che migliorino il quadro generale, riassorbendo l’esasperazione che minaccia di deflagrare. Ma è proprio questa connessione/successione di cause e di effetti, che deve essere messa a fuoco in maniera meno superficiale. Qual è il vero obiettivo? È creare nuova occupazione nell’interesse dei cittadini, che hanno tutto il diritto di trovare il lavoro con cui procurarsi di che vivere? O è solo mitigare il problema della disoccupazione quanto basta a evitare ripercussioni sull’ordine pubblico, in modo da non esporre l’establishment a contestazioni diffuse e difficili da gestire? 

La prospettiva cambia radicalmente. Nel primo caso si governa nel senso autentico del termine, perché si interviene sulle cause che hanno determinato il problema (sia pure senza uscire dal modello corrente). Nel secondo ci si limita a un governo a scartamento ridotto, che non ha nessun altro scopo che circoscrivere, e quindi imbrigliare, il suddetto malcontento.

Un puro calcolo. Una visione in cui ciò che è conveniente, per chi tira i fili, sovrasta e addirittura cancella ciò che è giusto, per la generalità dei cittadini. Guarda caso, l’approccio perfettamente omogeneo sia di coloro che sono alla guida dell’esecutivo nazionale, sia di colui che dirige la Banca centrale europea. 

Non che lo si debba scoprire oggi, su queste pagine. Ma altrove sì. Eccome.

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