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Siria. Finalmente un accordo USA-Russia

Il Segretario di Stato della seconda amministrazione Obama, John Kerry, nonostante sia uno Skull & bones, anzi, forse proprio per quello, dimostra di essere personaggio di ben altra levatura rispetto a Hillary Clinton. E infatti ne ha relegato al passato le isteriche esternazioni contro la Russia amica di Assad, rimpiazzandole con il dialogo e raggiungendo, così, un accordo con il Cremlino.

Accordo che è una vittoria della diplomazia russa, quello raggiunto ieri fra Kerry e il ministro degli esteri Lavrov, che ha potuto dichiarare: «Russia e Stati Uniti incoraggeranno il Governo siriano e i gruppi d’opposizione a cercare una soluzione politica. Siamo anche d’accordo sulla necessità di convocare al più presto una conferenza internazionale sulla Siria, probabilmente alla fine di questo mese. Sarà organizzata come seguito della Conferenza che si tenne a giugno dello scorso anno a Ginevra», i cui risultati furono lungamente osteggiati, se non boicottati, dagli statunitensi, Clinton in testa.

Nonostante gli Stati Uniti abbiano, recentemente e a più riprese, minacciato di equipaggiare i ribelli, si sono dovuti arrendere al fatto che, così facendo, finirebbero per armare il terrorismo internazionale, che ha profondamente infiltrato gli oppositori, e che la carta delle armi di distruzione di massa, come scusa per intervenire militarmente, ha completamente fallito, visto che probabilmente sono stati proprio gli insorti ad usarle dopo esserne entrati in possesso.

L’attacco aereo israeliano dei giorni scorsi, inoltre, avrebbe fortemente irritato Mosca che, secondo fonti non confermate, sarebbe ora disposta a fornire armamenti di ultima generazione al regime di Assad, o almeno è quanto intenderebbe far credere, ma più grave, per il fronte degli amici della Siria, sarebbe stata l’indignazione di Erdogan. La crisi nel suo protrarsi è diventata via via sempre meno gestibile per gli Stati Uniti, che avevano sperato in un rapido ripetersi dello scenario libico, impedito però dai russi e dai cinesi nemici della pax americana. Una prospettiva che la diplomazia Clinton aveva inutilmente cercato di spacciare per pace e basta, mentre invece, nonostante la massiccia operazione di disinformazione, la Russia si è andata accreditando come il miglior sostegno per l’ONU nella ricerca di una soluzione negoziale.

John Kerry, che ha una maggiore attitudine alla realpolitik rispetto alle sparate delle Clinton, sembra essersi rassegnato al fatto che senza soddisfare le esigenze geopolitiche russe non vi sono vie d’uscita alla crisi e che l’unico obiettivo possibile è quella di un negoziato fra regime ed opposizioni. La sola alternativa sarebbe, secondo il Segretario di Stato, il rischio di una «partizione della Siria». Per questo Mosca e Washington hanno finalmente trovato un accordo «per cercare di convocare, forse entro fine maggio, una conferenza internazionale che sarà il seguito di quella tenutasi a Ginevra l’anno scorso». La dichiarazione di Kerry, dunque, non si discosta affatto da quella di Lavrov.

All’accordo con Mosca dovrà, però, seguire l’impegno delle due superpotenze ad esercitare ogni pressione possibile sui loro “amici” per convincerli a sedere al tavolo delle trattative e raggiungere un accordo, nella speranza che questo non sia soddisfacente solo per le parti in conflitto ma anche per il popolo siriano. L’incontro fra i vertici delle diplomazie più potentemente armate del globo ha segnato una decisa svolta nella gestione della crisi siriana, ma si è rivelato anche un momento di distensione nei rapporti russo-statunitensi, che dopo la rielezione di Putin erano giunti al minimo storico, dalla fine della guerra fredda,: una pace fredda, stando alla definizione di Lavrov, che avrebbe potuto deflagrare in caso di internazionalizzazione del conflitto siriano, evento divenuto sempre più probabile dopo l’inopinato atto di guerra israeliano.

Non è una vittoria per la diplomazia statunitense, ma Kerry avrà modo di rifarsi domani, quando in un incontro Trilateral, lo Skull & bones si incontrerà con i Bilderberg d’Italia, Enrico Letta ed Emma Bonino, e potrà imporre, incontrastato, la sua volontà.

Ferdinando Menconi

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