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Siria: insorti alle corde, o quasi

L’offensiva dell’esercito regolare siriano sta mietendo un successo dopo l’altro. Oltre a Qusair, anche il villaggio di Dabaa, sulla strada per Homs, sarebbe stato riconquistato dalle forze governative, che starebbero anche penetrando in Aleppo.

La crisi militare dei ribelli è profonda, l’appoggio di Hezbollah ha neutralizzato l’intervento dei volontari e mercenari stranieri, reclutati grazie ai proventi dell’eroina afghana, mentre la Conferenza di Ginevra, ritardata proprio dai ribelli, impedisce le forniture di armi promesse da Regno Unito e Francia, che le subordinano al fallimento dei colloqui di pace.

Solo incidenti di particolare gravità potrebbero ora far degenerare la situazione a favore degli insorti, e uno di questi potrebbe essere l’estendere la guerra civile al Libano, il che obbligherebbe le milizie di Hezbollah a riposizionarsi in patria. Anche gli incidenti di frontiera con Israele, nella zona smilitarizzata del Golan, potrebbero aiutare, così come potrebbero venire utili le scaramucce con i caschi blu dell’ONU ivi dislocati.

Si sta però prospettando una pessima sorpresa per i ribelli nel settore. È vero che i caschi blu austriaci si sono ritirati dall’area, mettendo in allarme il governo di Tel Aviv che ha dispiegato i carri armati sulla linea di confine provvisoria, ma la buona notizia per gli insorti finisce qui: la Russia è pronta a rimpiazzare i peacekeeper austriaci nelle alture del Golan, anche se solo qualora lo chiedessero l’Onu e i Paesi della regione.

Putin ha dichiarato che «vista la difficile situazione sulle alture del Golan noi possiamo sostituire il contingente austriaco che sta lasciando la regione al confine tra Israele e Siria», e il soldato russo non sembra uno che resta a guardare se un colpo di mortaio cade casualmente sulle sue posizioni o se si cerca di rapirlo, come accaduto non poche volte alle truppe Onu dislocate nel settore. Pessime notizie quindi per i ribelli, se i poteri regionali mostreranno interesse e il segretario generale dell’Onu chiederà a Mosca di disporre reparti russi a presidiare il Golan.

In tutto questo, tanto per non far crescere la tensione nel settore, Stati Uniti e Giordania hanno dato il via all’esercitazione congiunta Eager Lion, che vedrà coinvolte anche altre nazioni, principalmente arabe, ma pure gli inglesi. Questi i numeri delle forze di terra: 8000 uomini (di cui 3000 giordani, 4500 statunitensi e 500 inglesi), mentre saranno impiegati anche F16 e missili Patriot, che non resteranno, però, in Giordania al termine dei dodici giorni di esercitazione, salvo richiesta specifica del governo di Amman.

Queste, più che esercitazioni, sembrano prove generali di invasione, e infatti sono state etichettate come una pericolosa danza con il fuoco dai Russi: poco conta che, come  ha detto il Maggiore Awniel-Edwan dell’esercito giordano, «l’opposizione siriana non ha partecipato e non parteciperà a questa esercitazione».

Visto il quadro che va delineandosi sul terreno, il conflitto che potrebbe deflagrare, se scoccherà la scintilla, rischia di andare ben oltre la dimensione regionale e la “pace fredda” di Lavrov potrebbe non solo cessare di essere fredda, ma smettere proprio di essere pace.

(fm)

 

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