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La Bonino in soccorso di Erdogan

Emma Bonino, chiamata a riferire in Parlamento sugli sviluppi della situazione turca in qualità di Ministro degli Esteri della Repubblica, ha sostenuto con piglio le posizioni del Bilderberg, difendendo la Turchia di Erdogan contro quella di Piazza Taksim.

Nulla da eccepire quando dichiara che «Piazza Taksim non è piazza Tahrir, piuttosto la protesta è più simile a quelle di Occupy Wall Street»: in effetti quella di Istanbul è una protesta spontanea, non una eterodiretta e tesa a sostituire i regimi al potere con altri, magari più vicini agli obiettivi di Bilderberg e affini. Se poi lo sostiene il ministro degli Esteri del Governo Letta ci possiamo fidare: se la criticano così apertamente, piazza Taksim non può essere una creatura del “Club”, al contrario delle altre “piazze primaverili”, le cui derive islamiste sono state gradite e che dovevano finire sotto l’egida proprio di Erdogan.

Per nulla condivisibile è, invece, quando lei sentenzia che l'Italia «vuole una Turchia pienamente democratica in Europa». Non è l’Italia a volerla, ma lo sono solo gruppi di pressione ed interesse: in virtù del suo ruolo in uno dei governi più politici della storia della nazione Emma B. può parlare a solo a nome di questo (o sarebbe meglio dire: questi?).

Nella sua ansia di democraticità il Ministro italiano prevarica, oltre gli italiani, anche i turchi affermando che «l'Italia vuole una Turchia pienamente democratica in Europa». Quindi non solo se ne frega del volere dei cittadini della nostra Repubblica, ma anche di quelli della Repubblica turca: con la libido dell’esportazione della democrazia si nasce, anche a costo di calpestarne i principi base pur di imporre la propria, si fa per dire, visione della stessa.

La Bonino dichiara pure che «l'adesione della Turchia all'Ue può avere un effetto benefico per il Paese», arrogandosi così il giudizio su cosa è bene e cosa è male per gli altri, nonché per noi, anche se gli effetti benefici per gli anatolici potrebbero venire più dal successo dei manifestanti che non dal Premier tanto coccolato dagli atlantisti.

«Nelle piazze e nelle strade si sta svolgendo un esame di maturità del governo turco», sostiene il Ministro che non si è ancora accorto che quell’esame è stato miseramente fallito; ma in fondo cosa attendersi da chi ci racconta che alle manifestazioni «c'è stata una reazione sproporzionata, come hanno ammesso anche le autorità del Paese». Ma quali autorità? Quelle che arrestano gli avvocati difensori e continuano a mandare blindati in piazza oscurando le televisioni che mostrano la repressione?

Finché però non avremo anche noi una nostra Piazza Taksim – e non Tahrir, sia chiaro – le Bonino e i Letta sono i governanti che ci meritiamo.

(fm)

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