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Turchia: “tolleranza zero”, democrazia anche

Erdogan si è lamentato quando i dimostranti lo hanno definito un dittatore, ma poi ha fatto di tutto per dar loro ragione: dopo essersi scagliato contro i social network, che diffondevano menzogne, ha multato le televisioni che mostravano le immagini in diretta degli scontri. Cosa non si fa per imporre il rispetto della verità, ma quella di regime.

Per giorni il non-dittatore era riuscito ad impedire alle televisioni di diffondere in Turchia le immagini di piazza Taksim, ma poi la gentile pressione di regime, simile a quella che spesso viene esercitata anche da noi, non è bastata più: si è dovuti passare alle vie di fatto, multando la diffusione della verità.

Non ci si riferisce solamente ai commenti, ma proprio alle immagini in sé: chi dispone di Sky ha potuto vedere ieri una copertura continua di piazza Taksim, nell’oggettività del senza commento, solo le riprese con audio in presa diretta di una telecamera, verosimilmente comandata a distanza, che spaziava sulla piazza, svuotata alla mattina, rioccupata il pomeriggio ed incendiata di nuovo la sera. Oggi non c’è più. La vergognosa diffusione di immagini menzognere è scomparsa dai teleschermi satellitari che «hanno danneggiato lo sviluppo fisico, morale e mentale di bimbi e giovani»: roba da psicopolizia orwelliana.

Così si comporta un dittatore o un aspirante tale. Certo CNN sbaglia nel sostenere che  «Europe has a new Hitler»: il solito pressappochismo ignorante del giornalismo USA che pare ignorare che la Turchia è in Asia, con buona pace della Bonino che la vorrebbe in Europa. Il parallelismo è indubbiamente eccessivo, e poi Hitler commise un genocidio, mentre Erdogan si limita a negarlo e a punire chi lo afferma, ma un punto comune c’è: entrambi andarono al potere democraticamente.

Questo è il punto che Erdogan stressa di più, l’essere stato eletto. Ma non basta questo per essere democratici: nel reprimere la piazza non si dimostra così diverso dai suoi predecessori militar-kemalisti. La democrazia esige la libertà di informazione, certo il potere da sempre esercita un certo controllo sui media, condannabile sempre ed ovunque, ma non arriva ai punti cui sta arrivando il premier turco, anche se sul web si direbbe che la Boldrini apprezzi il modello Ankara.

Non è solo la libera circolazione delle idee che viene negata in Turchia: si è arrivati a negare il principio di difesa dell’imputato. Non che sul tema non vi siano state sbavature anche nei paesi esportatori di democrazia, ma in genere da noi consistono nell’impedire pretestuosamente contatti fra l’arrestato e i suoi legali. Erdogan, invece, è andato molto più in là: fra i 20 e i 50 difensori dei ragazzi di piazza Taksim sono stati arrestati. Questa è pura intimidazione dittatoriale: nessuno si azzardi a difendere i colpevoli e questi siano consapevoli che nessuno li difenderà, la legalità è sospesa. Ulteriore sfregio al principio di difesa è stato il luogo dove gli avvocati sono stati arrestati e malmenati: il tribunale di Caglayan.

Queste sono violazioni terrificanti dei diritti sanciti nella Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali di cui la Turchia è firmataria: quindi li ha importati spontaneamente, nessuno li sta cercando di esportare a forza. Nessuno però se lo sogna di esportarli in Anatolia, e a parte la sparata della CNN, infatti, non si sentono le solite voci indignate e minacciose delle suorine democratiche. In UE è stata trattata peggio l’Ungheria, il governo democraticamente eletto di Ungheria.

Le immagini della violenza della repressione poliziesca sono sotto gli occhi di tutti, ma il governatore di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu, ha avuto il coraggio di affermare «Non vi toccheremo… da stamattina siete affidati ai vostri fratelli poliziotti»: è noto, però, che l’episodio biblico di Caino e Abele appartiene al patrimonio culturale islamico e che Mutlu appartiene al partito confessionale AKP. Fonti testimoniali non confermate parlano addirittura di violenze sessuali punitive perpetrate nei confronti delle manifestanti: che si tratti di episodi di incesto? Per i maschi è andata meglio, non hanno dovuto subire quello che il Bey di Deraa avrebbe imposto a Lawrence d’Arabia, ma pare comunque che la Diaz sia stata Disneyland a confronto delle violenze della Polis.

«Questa questione è finita. Non avremo più tolleranza», ha affermato Erdogan prima dell’incontro con i rappresentanti della rivolta, un incontro che non si terrà, perché, quando vige la tolleranza zero verso il dissenso, il dialogo è lasciato ai blindati della polizia. Ma questo nessuno deve poterlo vedere, la democraticità del Premier va difesa anche a costo di oscurare social media e televisioni: la verità dei fatti, negando quella di regime, potrebbe turbare non solo «lo sviluppo fisico, morale e mentale di bimbi e giovani», ma anche coloro che hanno difeso e sostenuto il dittatore nei salotti buoni dell’Occidente.

Ferdinando Menconi

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