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Udite udite: gli ex An si vogliono riunire

Ci hanno messo un po’, e tuttora le incertezze sul da farsi non mancano, ma alla fine svariati degli ex An confluiti nel PdL, per poi rimanerci tuttora alla Gianni Alemanno o fuoriuscirne alla ‘Gnazio La Russa, sembrano averlo capito: con Berlusconi non esiste e non può esistere nessuna alleanza, nel senso di un rapporto tra pari. L’unico legame possibile è una totale subordinazione. O, per essere ancora più chiari, una completa sottomissione.

Quali che siano gli atteggiamenti tenuti in pubblico, ossia le apparenze, la sostanza è evidente. Entrare a far parte delle schiere di Silvio significa mettersi ai suoi ordini. Diventando, ammesso che si sia mai stati qualcosa di più e di meglio, dei semplici collaboratori. Degli esecutori di direttive calate dall’alto. Dei dipendenti, in pratica. In cima c’è lui, il padrone della holding, e sotto ci sono tutti gli altri: più o meno ben pagati, per interposta saccoccia e, quindi, a carico dell’erario, ma con margini di autonomia prossimi allo zero.

Del resto, al di là della protervia del Cavaliere, che in lui è prima istinto e poi ragionamento, non gli si può nemmeno dare torto: la truppa è quella che è, e ogni volta che i gregari hanno provato a travestirsi da leader i risultati sono stati imbarazzanti. A cantare nel coro se la cavano, e nemmeno sempre. Da solisti vanno continuamente fuori tempo. E se poi – Dio non voglia – azzardano il do di petto, diventa roba da Corrida.

Tuttavia, siccome le ambizioni sono dure a morire, e l’ego XXL si ostina a reclamare ciò che il talento escluderebbe, ecco spuntare la nuova tentazione. Rimettere insieme la vecchia An, sia pure cambiandone il nome e con un qualche genere di restyling. Recuperarne i pezzi sparsi (i cocci) e vedere se si riesce a incollarli, e a tenerli attaccati, quanto basta per far sembrare che il vaso sia di nuovo integro. Nella speranza di ritornare ai, diciamo così, bei tempi. Quando si aveva un proprio elettorato da vantare e lo si poteva portare in dote, e in trattativa, a ogni singola elezione. Meglio piccoli feudatari, che mezzadri. Meglio proprietari di un modesto circuito di negozietti, che gestori dei supermercati altrui. Sperimentati i vantaggi, e le frustrazioni, del franchising (catena PdL, un colosso del settore), si riaccende la voglia, o la smania, di fare da soli. E allora, amici carissimi, perché non tornare alle origini? Tutti insieme, più o meno appassionatamente, e via così. Una rimpatriata al vertice che chiama a raccolta anche la base.

Ah, la gioia ineffabile di sentirsi e chiamarsi esclusivamente “destra”. La sensazione di contare qualcosa, al cospetto dell’armata berlusconiana. L’impressione/illusione di non essere dei cinici e volgari voltagabbana, “solo” perché negli anni si è passati dalla svolta di Fiuggi, nel gennaio 1995, e dall’auto scioglimento della Fiera di Roma, nel marzo 2009. La diaspora non si può negare, ma gli antichi vincoli (ideali, ça va sans dire) si possono ritrovare, rinsaldare, rinverdire.

Con quali modalità, pratiche, resta da stabilirlo. Ma dei passi avanti ci sono – ad esempio rispetto ad appena un mese fa quando, al convegno di Palermo intitolato «Alleanza nazionale, una storia di domani», le distanze ancora marcate avevano indotto La Russa, ovvero il neonato partito Fratelli d’Italia, a declinare l’invito – e il prossimo 6 luglio dovrebbe svolgersi un incontro dei cosiddetti colonnelli di An, o giù di là. La premessa, spiega lo stesso La Russa, è che «Bisogna prendere atto che il centrodestra, così com'è, con i soli colpi di reni di Berlusconi, ma senza Bossi e Fini, non ha più la maggioranza in Italia». Pertanto «ci vuole un nuovo sistema di centrodestra che comprenda non solo ciò che fuoriuscirà dal Pdl, ma anche tutta un'area extra-berlusconiana nella quale ci sta anche Tremonti». Obiettivo, come si sarà già intuito, «intercettare l'elettorato cattolico e moderato che, deluso dai Cinque Stelle, non intercettato dal centrodestra, finisce per guardare a Matteo Renzi».

Un approccio che certamente si ritiene lucido, e persino lungimirante, ma che in effetti è decrepito. Incapaci di pensare una qualsiasi cosa che sia effettivamente nuova, La Russa & C. continuano a credere che il problema sia l’allestimento delle vetrine, anziché la qualità di ciò che vi si espone. Inoltre, incapaci di comprendere/accettare fino in fondo che le loro ascese degli ultimi due decenni sono dovute esclusivamente al grande rilancio del centrodestra che ha fatto seguito alla nascita di Forza Italia, alzano la cresta e si immaginano di poter fare da soli.

Grottesco: Berlusconi li ha miracolati e loro, invece di continuare a starsene buoni buoni e a portare gli ex voto ad Arcore, non vedono l’ora di aprirsi, o riaprirsi, una chiesetta a sé stante.

Più che uno scisma, una litigatina in parrocchia.

Federico Zamboni

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