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Siria. Al G8 gelo fra Obama e Putin

Nessun accordo sulla Siria fra Obama e Putin, dopo un incontro definito gelido, ma non poteva essere altrimenti quando di fronte al presidente USA c’era l’unico, vero, leader presente al G8. Uno che non solo non soffre di infatuazioni obamitiche, ma pretende di portare avanti gli interessi del suo paese, anziché accettare il supino asservimento a quelli statunitensi.

La Siria è solo la punta dell’iceberg di questo gelo russo-statunitense in atto da tempo, ma è la parte più visibile. Putin ha, così, frustrato anche al G8, oltre che all’ONU, ogni tentativo di Obama di imporre la sua visione politica, al punto che Euronews titola «Al G8 atteso un accordo al ribasso sulla Siria». Il ribasso, però, dipende dal punto di vista; ma anche in quel caso è un termine riduttivo: perché la Russia ha imposto la sua linea e quindi l’accordo, di facciata, non è al ribasso ma fallimentare per gli interventisti.

La chiave interpretativa di Euronews, in linea con altri media mainstream, è comunque strana: considera infatti «questioni meno spinose» quelle che saranno oggetto del messaggio, mentre in realtà si tratta di questioni centrali, dal sostegno alla conferenza Ginevra 2 all’invio di aiuti umanitari, e dal no all’uso di armi chimiche alla necessità di una transizione politica strutturata.

La necessità di una transizione politica strutturata e il conseguente sostegno alla conferenza Ginevra 2 sono i punti nodali per la soluzione della crisi. L’accordo, quindi, può essere definito al ribasso solo se si ritiene, come purtroppo è verosimile, che l’accordo di USA, UK e Francia su detti argomenti sia solo di facciata: ma queste sono pratiche dietrologiche da complottisti come noi, non da canali di informazione considerati autorevoli.

Cosa avrebbero preteso i commentatori accreditati? Di sentirsi dire: la dichiarazione di guerra è già stata consegnata dagli ambasciatori di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia?, tanto per parafrasare riguardo alle decisioni irrevocabili che aprono su baratri. Definire le suddette questioni meno spinose è incompetenza o malafede, visto che l’uso di armi chimiche è il punto su cui si vuole scatenare la guerra. Quale era la pretesa? Che la Russia accettasse le prove stile Powell che Obama non ha presentato? Il no alle armi chimiche, inoltre, almeno sulla carta è indirizzato, e questa sarebbe una conquista, anche ai ribelli, e sarebbe bello che lo stesso diniego fosse esteso anche ad Erdogan.

L’invio di aiuti umanitari, poi, sarà anche non spinoso, ma ritenerlo marginale è espressione del più puro cinismo. Tuttavia, questa è una caratteristica tipica dell’umanitarismo ipocrita degli esportatori di democrazia, che magari vedono nell’apertura dei corridoi a ciò dedicati soprattutto una possibilità di contrabbando di armi.

Il ribasso negli accordi, se verranno chiusi nei termini ipotizzati, non sarà tanto in ciò che si troverà scritto sulla carta, ma nel fatto che il documento che Putin riuscirà a portare a casa avrà il valore di quello che Hitler firmò a Monaco, fingendo di volere la pace e preparando invece la guerra. Dubitiamo, però, che il Presidente russo, scendendo dall’aereo, lo sbandiererà come Chamberlain, convinto di aver strappato un accordo sincero.

(fm)

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