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Mali. Accordo fra governo e tuareg

La guerra civile in Siria e la rivolta in Turchia hanno rubato la scena a qualsiasi altro evento di politica internazionale, e chi ne fa maggiormente le spese è, come al solito, l’Africa, ma forse questo defilamento non ha nuociuto al Mali, dove Governo e secessionisti tuareg hanno raggiunto un accordo.

Il popolo blu cederà ai governativi il controllo di Kidal, centro strategico nel nord est del paese, ma questo avverrà nel quadro di un impegno ad affrontare le specificità della regione, pur senza intaccare l’integrità territoriale del Mali. I tuareg erano stati i primi ad aprire la crisi nello stato africano, proclamando la secessione, ma poi erano stati soppiantati dai gruppi integralisti islamici, con cui si erano presto trovati in netta contrapposizione, visto anche il ruolo che la donna riveste nella società dei nomadi del deserto.

I tuareg, di conseguenza, hanno sostenuto militarmente l’intervento francese e rinunciato alla secessione: questo è stato il momento di svolta nei rapporti fra secessionisti e governo centrale, che ha deciso di risolvere in maniera negoziale il problema dei nomadi del deserto, partendo dal riconoscerne la particolarità etnica.

Una svolta epocale che la comunità internazionale, Unione europea in testa, intende sostenere in un clima di ottimismo diffuso, anche se restano molti dettagli da definire. Il dato principale di cui prendere atto, con soddisfazione, è che il conflitto aperto fra tuareg e Bamako sembra essere concluso, anche se i ribelli blu non deporranno le armi, ma col consenso del Governo: il disarmo avverrà in maniera graduale seguendo l’evoluzione delle trattative.

Ogni tanto una buona notizia arriva, specie per i lungamente vessati tuareg, ma i negoziati sembrano possibili solo quando i riflettori della propaganda sono puntati altrove.

(fm)

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