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Egitto. Un (ex) terrorista al governo di Luxor

Sgomento nella provincia egiziana di Luxor, che vive essenzialmente di turismo, per la nomina a governatore di Adel Mohamed el Khayat: scelta peggiore o più provocatoria non potrebbe essere fatta. Il soggetto in questione è, infatti, un rappresentante della Jamaa Islamiya, che nel ’97 rivendicò il massacro, proprio a Luxor, di una sessantina di turisti.

Sulla strage di Luxor non possono valere i fini distinguo che, talvolta, si possono fare, non sempre a torto, sulla differenza fra terrorista e insorto: quello fu un gesto di terrorismo puro e senza scusanti. Un atto il cui ricordo è ancora vivo: quindi, adesso che proprio un fiancheggiatore degli assassini di turisti è responsabile della loro sicurezza, quanti vorranno affrontare il rischio di una vacanza fra le vestigia dell’antica civiltà scomparsa dall’Egitto?

Sono già molti i tour operator che intendono non mandare più turisti nella regione, con ripercussioni devastanti per l’economia locale, il che aprirebbe le porte alle organizzazioni caritatevoli islamiche, prima forza nel proselitismo islamista. Il ministro del Turismo ha presentato le sue brave dimissioni pro forma, che ha prontamente ritirato dopo che sono state respinte, ma in fondo questo governo è espressione dei vandali che hanno devastato il museo del Cairo e cercato di danneggiare altri monumenti dei “falsi Dei”, gesti che rimandavano alle sinistre immagini dei cannoneggiamenti dei Buddha afgani, ultime vestigia di una delle religioni Tradizionali di quel paese.

Queste, dunque, sarebbero le vie di libertà che la Primavera araba d’Egitto ha aperto: boicottaggio alla cultura e promozione dell’impoverimento popolare in nome del fondamentalismo.

(fm)

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