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Il disarmo, armato, degli USA

Dopo il suo kennediano intervento a Berlino, Obama, che vuole scatenare la sua “Tempesta nel deserto” in Siria, ha evocato gli spettri della guerra fredda per chiedere a Putin un disarmo bilaterale in campo nucleare, proponendo una riduzione degli arsenali a un terzo delle attuali dotazioni.

La risposta di Mosca, arrivata per bocca del Vice premier Dmitry Rogozin, è stata gelida: i russi «non possono prendere seriamente» il discorso del Nobel per la Pace dato che gli USA stanno implementando un sistema di difesa antimissile ai confini delle Russia. In pratica gli USA vorrebbero porre fine agli strascichi della guerra fredda mentre alimentano la pace fredda, magari portando avanti un piano di riarmo a basso budget.

Il disarmo, se riferito alle armi tattiche in Europa, sarebbe inoltre assolutamente asimmetrico: i russi ne hanno parecchie, gli statunitensi molte meno, quindi Mosca disarmerebbe mentre Washington potrebbe continuare a dispiegare sistemi antimissile. Molte meno ma non poche, le testate statunitensi in Europa: anche se il loro numero non è mai stato rivelato si parla di circa 500, dispiegate in Belgio, Turchia, Germania, Olanda e, manco a dirlo, Italia. La proposta di pace di Mr. President è stata quindi uno dei più grossi bluff demagogici degli ultimi decenni, non seria né credibile considerato che l’amministrazione Obama si è dimostrata tanto bellicista quanto quella Bush, compreso l’armamentario di menzogne sulle armi di distruzione di massa.

La chiave del gesto di distensione offerto dagli USA si troverebbe, secondo alcuni commenti vicini alla Casa Bianca, nella speranza che la proposta venga accolta favorevolmente da quei membri dell’amministrazione russa che si occupano di bilancio. Non sembrano, però, aver fatto i conti con una dichiarazione di Putin, abbastanza recente, in cui si affermava che finalmente la Russia dispone di ampie risorse per procedere al riarmo ed ammodernamento delle forze armate: una opportunità che Mosca intende cogliere.

La realtà dei fatti è che non sono più gli anni ’80, con l’URSS economicamente in ginocchio a fronteggiare i faraonici piani di riarmo, principalmente antimissile anche allora, della ricchissima amministrazione Reagan: la situazione è completamente rovesciata, e ora è la Russia del gas che può affrontare la corsa agli armamenti, mentre gli Usa sono in profonda crisi e non paiono in grado di poter tener il passo.

Alla luce di questo si comprende il bluff propagandistico di Obama, che cerca di far passare come guerrafondaio Putin agendo sull’opinione pubblica internazionale, ma il Cremlino pare preoccuparsene poco ed intende rendere conto solo alla propria opinione pubblica, convinta della grande importanza che la Russia sia nuovamente in grado di fronteggiare la minaccia statunitense. Anche Mosca ha la sua macchina propagandistica, naturalmente, e sul fronte interno essa si dimostra particolarmente efficiente, anche perché non è costretta a manipolare i fatti allo stesso livello cui sono costretti i media mainstream occidentali.

Ferdinando Menconi

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