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Continuano le proteste contro Morsi

Le proteste contro Erdogan ci hanno fatto dimenticare che in Egitto non si sono mai sopite le rivolte contro l’altro islamizzatore, quel Morsi che la “Primavera” non l’ha avuta contro, ma ha cercato di cavalcarla in nome della Sharia.

A pochi giorni dalla grande manifestazione contro il Presidente, prevista per il 30 giugno, i carri armati presidiano già le strade e negli scontri “preparatori” c’è già scappato il morto. Inutile il tentativo di Morsi di calmare gli animi: il suo discorso televisivo di due ore e mezzo, degno del Fidel degli anni migliori, non ha fatto che esacerbarli.

Per il gruppo “Tamarod”, cioè “ribelli”, che guida la protesta, "il popolo egiziano scende in strada per modificare il sottosviluppo attuale e chiudere la fase di divisioni che ha fatto seguito alla rivoluzione del 25 gennaio. Protestiamo anche contro il cattivo uso della parola religione negli ultimi tempi, e contro l’estremismo intellettuale e religioso”.

La scelta di imporre una costituzione basata sulla Sharia non viene digerita dal popolo dell’Egitto dunque, che un tempo fu del grande Nasser e la cui importante eredità è stata dissipata dalla sciagurata gestione Mubarak, ma non è andata completamente perduta, almeno in alcuni dei movimenti che sono insorti a Piazza Tahrir nella speranza che questa andasse recuperata e non che vi fosse una deriva islamista.

Morsi nel suo discorso fiume ha provato a proporre a tutti i partiti di formare un comitato costituzionale per le riforme e un comitato per la riconciliazione nazionale, aperto alle varie componenti del paese, ma non è stato ritenuto credibile, anzi è stato percepito come provocatorio. Emblematica in questo senso la dichiarazione di uno studente che ha seguito il discorso sui maxi schermi approntati a Piazza Tahrir:  «Doveva essere un discorso per calmare la gente, non per contrapporre gli egiziani e per farli ammazzare tra loro».

Non a caso il quartier generale dei Fratelli Musulmani, il partito cui il presidente appartiene, è stato attaccato dagli oppositori giusto al termine del comizio televisivo. Questo però rischia di essere solo l’antipasto di quanto ci si aspetta il 30 giugno, quando la manifestazione sarà massiccia ed i carri armati schierati.

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