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Europa: la "paghetta ai gggiovani"

Sei miliardi subito, e qualche altro in più dal 2015. Per rilanciare il lavoro soprattutto all'interno dei Paesi Piigs, a iniziare da Spagna, Grecia, Italia e Francia (ma per un totale di tredici Paesi che stanno soffrendo fortemente per il tema della disoccupazione giovanile). Questo l'accordo pluriennale "ottenuto" nottetempo al vertice europeo. 

Dal punto di vista contabile si tratta di un anticipo al 2014-2015 dei sei miliardi destinati alla "garanzia dei giovani" che grazie alla flessibilità prevista dall'accordo raggiunto in extremis tra Parlamento e Consiglio sul bilancio, potranno diventare circa nove dal 2015 in poi.

Fine della storia, o meglio, fine della notizia. Venduta con grossi squilli di trombe da tutte le parti - "abbiamo vinto le resistenze di Cameron" (che sembrava non voler cedere) - il mega vertice atteso da almeno un mese ha dunque racimolato qualche spicciolo.

Qualche spicciolo, esattamente. Nove miliardi oggi non si negano a nessuno. O meglio, noi, in Italia, ce li stiamo negando da tempo: non riusciamo a trovarne otto, in un mare magnum di 800 miliardi di spesa interna all'anno, neanche per tagliare l'Imu sulla prima casa ed evitare sul serio di aumentare ulteriormente l'Iva. In Europa, invece, 9 miliardi alla fine si sono trovati. Con grosse lotte, come si legge ovunque, e con anticipi su anticipi, ma insomma questi nove miliardi sono usciti. O meglio, usciranno a breve.

Ora, il punto è tutto nella cifra. Se è vero che in un piccolo Paese come l'Italia non siamo in grado di trovarne otto per risolvere alcune questioncine interne che gravano sulle famiglie italiane, è incomprensibile che anche a livello europeo si debba aver discusso a lungo per trovare una cifra simile. Perché la somma sarebbe modesta per quanto attiene all'Italia (l'1% della spesa pubblica annuale) ma è ovviamente modestissima a livello europeo.

Si tratta veramente di una bazzecola. Una paghetta, appunto. Ribadiamo: nove miliardi da dividere tra 13 Paesi.

È il caso di brindare? È il caso di pensare sul serio che questa somma sia in grado di risolvere (o anche solamente avviare a risolvere) il problema della disoccupazione giovanile in Europa? O non è forse meglio, e più in tema, considerarla come una paghetta della zia con la quale andare in edicola a comperare le figurine?

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