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Attenti: arriva il riscaldamento… glaciale

La verità indiscutibile del riscaldamento globale comincia a vacillare: nel mondo della scienza si fa sempre più largo la tesi che ci stiamo avvicinando ad una piccola era glaciale, con buona pace dei professionisti del global warming. Non è una novità che vi sia discordanza fra gli scienziati in tema di riscaldamento del pianeta e del suo collegamento alle emissioni di CO2, ma fino ad ora le voci fuori dal coro erano liquidate come di scienziati al soldo delle lobby dei combustibili fossili, senza che si aprisse un serio e circostanziato dibattito sull’influenza delle macchie solari. Adesso, verificata la congruità della loro teoria all’andamento dell’attività della nostra stella, sono gli avversari della tesi dominante a denunciare le ingerenze delle lobby delle energie rinnovabili.

Premesso che le emissioni sono inquinanti a prescindere dal riscaldamento globale e che qualcosa vada fatto, non ci si deve scandalizzare di queste affermazioni: l’ecosostenibile è grande business e dove c’è business ci sono le lobby, che per loro natura tendono a piegare le “verità” scientifiche ai loro interessi. Verrebbe da parafrasare il detto yankee sugli indiani: “l’unico lobbysta buono è quello morto”, non importa se si dichiara per l’ecosostenibilità, lui fa solo gli interessi di chi lo paga e chi lo paga ha interesse solo ad aumentare il fatturato.

Ben vengano il rinnovabile ed il solare, ma quella del global warming sembra essere, se non una teoria sballata, quantomeno una teoria legittimamente criticabile basandosi su dati scientifici. Nonostante il continuo incremento dei gas serra il riscaldamento globale, dopo un decennio di crescita, si è arrestato, anzi dopo il picco del 2005 le temperature sarebbero in discesa: questo aderisce più al modello dell’andamento dell’attività solare che non a quello dell’effetto serra.

Paradossalmente, se l’effetto serra avesse l’incidenza che gli si attribuisce, potrebbe venir comodo nei prossimi anni in cui, stando a scienziati che vanno dal mondo della meteorologia a quello dell’astronomia, ci avvieremmo verso una piccola era glaciale. L’attività solare, infatti, starebbe andando verso il punto più basso nell’ambito dei suoi cicli di 200 anni e, se la teoria sulle macchie solari è giusta, ci stiamo avvicinando, decennio dopo decennio, ad un nuovo minimo di Maunder, la mini glaciazione del 1645-1715. La prossima, piccola era glaciale viene situata tra il 2035 e il 2045, ma i ricercatori sono discordanti sul quando.

 

Riscaldamento globale o era glaciale? Sono teorie scientifiche e come tali vanno trattate, cioè in maniera scientifica: non vi si può fideisticamente credere solo perché supportano la propria ideologia. La riflessione che, però, si può trarre dal “Riscaldamento Glaciale” è che i sostenitori dell’uomo che con la sua tecnologia distrugge tutto sono solo l’altra faccia della medaglia dei sostenitori della tecnologia che risolve tutto. Entrambi, allo stato attuale della scienza, sopravvalutano il potere dell’uomo: possiamo sì far danni, ma la natura può farne di molto più grossi, anche senza il nostro aiuto e senza che noi si possa far nulla per impedirlo.

Impedirlo no, ma porvi rimedio si può, con l’umiltà della tecnologia correttamente applicata: difficilmente senza il calore del fuoco saremmo usciti fuori dall’era glaciale preistorica, ma non fu per le sue emissioni di CO2 che le temperature salirono: le macchie solari e le oscillazioni orbitali ebbero molta più influenza. Pare che il passaggio del Sahara da palude a deserto sia legato a queste: i graffitari del deserto dell’Akakus non ritrassero i coccodrilli perché erano sotto acido, ma pare che fra 40mila anni la stranezza saranno i cammelli, e non più i coccodrilli. Anche se nessuno di noi potrà veder confermata o confutata la teoria: sappiamo solo che le popolazioni colpite dalla siccità migrarono verso la valle del Nilo e diedero inizio alla storia.

La lezione è forse questa. Sia l’abbassarsi che l’innalzarsi del livello delle acque avranno risultati disastrosi, persino catastrofici, e la tecnologia potrà far ben poco per evitarli, allo stato attuale della scienza. Tuttavia, benché ne sapessero assai meno di noi, gli umani dell’Akakus riuscirono a cavarsela e i siberiani popolarono nuove terre durante gli sconvolgimenti climatici. Insomma non siamo ancora così potenti da dettare la nostra legge a madre Gaia, né nel bene né nel male, e nessun atteggiamento fideistico, filo o anti scientifico, sempre ammesso che possa esistere un fideismo filoscientifico, può negarlo.

Finora, comunque, ce la siamo cavata, o almeno se la sono cavata quelli che hanno saputo reagire, magari imparando a leggere le stelle, e non quelli che si maledicevano e restavano ancorati a convinzioni profonde che cozzavano con la realtà. Il mondo è come è, non come vorremmo fosse, e bisogna essere noi ad adeguarsi a lui, perché lui non si adeguerà a noi.

Piccola era glaciale e riscaldamento globale sono due teorie opposte, sostenute da lobby economiche confliggenti e da seri scienziati. I prossimi anni ci diranno chi ha ragione, ma intanto accontentiamoci dell’unica verità scientifica inoppugnabile: non ci sono più le mezze stagioni, signora mia.

Ferdinando Menconi

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