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Arctic Monkeys – 10 luglio 2013 – “Postepay – Rock in Roma”, Ippodromo delle Capannelle

Ci sono decisioni che cambiano la vita. Soprattutto in questa epoca di velocità e connessioni ad internet, dove qualunque cosa può rimbalzare in ogni angolo del mondo e diventare fenomeno di massa.

Chissà se il giovane Alex Turner, mentre registrava ciddì omaggio da regalare durante i concerti, avrà pensato anche solo un secondo a ciò che questo piccolo gesto avrebbe innescato. Sì, perché le tracce del disco, opportunamente trasformate in mp3, non si fermarono nelle case dei pochi, fortunati sostenitori dei primissimi Arctic Monkeys, ma cominciarono a viaggiare sulla rete e ad accumulare decine, centinaia, migliaia di download. E si sa, quando un passaparola dei nostri giorni parte davvero, diventa inarrestabile. Così quella ex cover band degli Strokes vide raddoppiare, triplicare e infine decuplicare la propria audience nei live, trasformandosi rapidamente in un grande fenomeno underground. E siccome certe favole, quando nascono bene, hanno il più speciale dei lieti fine, ecco che nel 2005 - quando i quattro ragazzi di Sheffield decisero di dare una patina di “ufficialità” alla propria carriera firmando per l’indipendente Domino Records - il destino aveva in serbo per loro una sorpresa davvero straordinaria: il tempo di arrivare nei negozi (agli inizi del 2006), infatti, e Whatever People say I am, That’s what I’m not, il loro primo ellepì, cominciò subito a centrare dei record strabilianti: un milione di copie vendute nella prima settimana, oltre centomila soltanto il primo giorno e altri numeri di questo tipo.

Meglio degli Oasis. Meglio dei Beatles, addirittura. A prescindere da questi risultati, comunque, il combo di Sheffield fu soprattutto in grado di toccare le corde emotive di milioni di ragazzi, con un accostamento di stili ”giusti” nel quale trovavano spazio sia componenti tipicamente indie e moderne, sia sonorità molto più “stagionate” (che dire, infatti, delle onnipresenti spruzzate di garage e punk presenti in alcune tracce?), per le quali, spesso, il loro nome veniva accostato a mostri sacri del passato quali Clash e Stooges. Questo fece sì che oltre a divenire, indubitabilmente, la nuova band di culto del rock inglese, gli Arctic Monkeys riuscissero ad esportare anche al di fuori dei confini albionici la propria formula vincente, affascinando gli amanti delle sonorità più à la page negli anni “punto zero”, ma anche un buon numero di “tradizionalisti” open minded, che videro nelle loro ardite e furiose giustapposizioni sonore una nuova strada maestra per il rock del terzo millennio .

Gli album successivi, l’ottimo Favourite Worst Nightmare, Humbug e Suck it and See, hanno contribuito ad attestare ulteriormente l’act capitanato da Turner in cima alle classifiche di gradimento rock e mainstream di tutto il pianeta, alimentando costantemente un clima di grande attesa nei confronti di ogni loro nuova sortita discografica (a proposito: la prossima è prevista per gli inizi di settembre) e creando un’attesa spasmodica per ogni loro esibizione live.

Come quella nutrita dai fan italiani per l’esibizione di stasera al “Postepay – Rock in Roma”, dove, alle 22:15, le “Scimmie” più rock di Inghilterra surriscalderanno lo stage delle Capannelle in uno dei concerti più attesi dell’estate romana. Ad accompagnarli quali supporting acts, tra l’altro, ci saranno l’amico Miles Kane (co-leader del side project musicale di Turner, i The Last Shadow Puppets), nonché i The Vaccines, tra i prospetti più ammirati del nuovo indie rock britannico, che apriranno lo show alle 20.

Per informazioni: 06 5422 0870.

Domenico “John P.I.L.” Paris

 

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