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IMU: e visto che all’Fmi piace tanto…

Alle interferenze del Fondo Monetario Internazionale siamo abituati (abituati, mica assuefatti) ma questa volta la motivazione è davvero grottesca: secondo gli ispettori dell’organizzazione, che sono reduci dalla visita di controllo appena effettuata qui in Italia, l’Imu sulla prima casa non andrebbe abolita «per ragioni di equità». Inoltre, per corroborare il consiglio-diktat, ci ricordano anche che «Tutti i paesi hanno tasse sulle proprietà immobiliare e in nessun paese c’è una esenzione sulla prima casa».

Come si dice, un circolo vizioso. Siccome una certa prassi si è diffusa a macchia d’olio, allora se ne conclude che nessun altro governo – o nessun altro popolo – abbia il diritto di decidere altrimenti. Una sorta di “diritto comune” che viene spacciato per diritto naturale, prescindendo dalle valutazioni complessive sui rispettivi sistemi amministrativi e tributari, e ancora di più, dalle logiche su cui tali sistemi si basano.

Un ragionamento così capzioso, e una sopraffazione così smaccata, che qualsiasi italiano con un pizzico di orgoglio dovrebbe insorgere, proprio in quanto italiano e perciò, almeno in teoria, cittadino di una nazione con una sua (residua) sovranità. Al contrario, il ministro dell’Economia Saccomanni, del quale mai e poi mai bisogna dimenticare la provenienza dai vertici della Banca d’Italia e gli stretti legami con Mario Draghi, si affretta a mostrarsi possibilista, se non già succube. Non potendo però assicurare fin da subito che quelle raccomandazioni verranno prontamente osservate, dal momento che il governo Letta è pur sempre sostenuto da quel PdL che ha fatto una bandiera, quantomeno propagandistica, dell’abrogazione dell’Imu, ecco pronta una dichiarazione ruffianella. Meditabonda in apparenza, sottomessa nella sostanza: «Stiamo valutando. Abbiamo indicato un orizzonte di tempo da completare prima delle vacanze di agosto e terremo in considerazione le valutazioni del Fondo».

Tuonano invece, per la delizia degli elettori-fan, un paio di primedonne dello stesso PdL. Innanzitutto, in ordine di rimbombo, Daniela Santanché, la quale è sempre più calata nella parte della Calamity Jane del centrodestra e quindi non vede l’ora di spianare le Colt e fare fuoco: «L’indicazione di lasciare l’Imu è un attentato alla nostra sovranità nazionale. Se il ministro Saccomanni dovesse, come pare, darvi seguito si prepari a cercare un’altra maggioranza per il suo governo». Meno drastico, una volta tanto, Renato Brunetta, che si barcamena tra le constatazioni di fatto e le rivendicazioni, astratte, a costo zero: «Il Fondo Monetario ha la sua visione del mondo. Il governo italiano ascolterà quello che ha da dire, ma va avanti sulla base del programma votato dalla sua maggioranza. Un po’ di autonomia e capacità di decidere ci è rimasta».

Che belle parole. Ma tra non moltissimo vedremo che cosa ne resterà, all’atto pratico.

(fz)

 

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