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La Repubblica Ceca come l'Italia

Nella Repubblica ceca il governo di centrodestra è stato costretto a dimettersi, travolto da uno scandalo di corruzione e tangenti, delitto tanto più grave in quanto commesso in un contesto di crisi economica che grava pesantemente sulla vita delle persone.

Ė subentrato un governo tecnico che dopo aver vivacchiato per qualche mese ha esaurito il suo mandato, inducendo il Presidente della Repubblica a sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, per l’ottobre prossimo.

Si prevede una vittoria del centrosinistra, che dirà e farà le stesse cose del governo fallimentare di centrodestra.

Chi ha detto che non c’è l’Unità Europea? Chi dubita della sua esistenza rifletta sul senso di familiarità con cui apprendiamo queste notizie. Si parla di noi. Evviva l’Europa unita! Il popolo ceco, come tanti altri del continente, ci è fratello.

Il processo di omologazione che Pasolini vedeva negli italiani, ha assunto dimensioni transnazionali, non solo nelle modalità del vivere e nella condivisione di mentalità, di tipologia di consumi, di riferimenti ideali e simbolici, ma perfino nei dettagli dei meccanismi politici e delle prassi istituzionali.

L’altra riflessione doverosa riguarda invece non una comunità di destino con noi, ma l’amara realtà del postcomunismo, un grande fallimento in tutta l’Europa centro-orientale.

Per qualche tempo il disastro di quelle società e di quei sistemi economici è stato attribuito ai lasciti del regime imploso ingloriosamente intorno al 1990.

Dopo più di vent’anni, questo alibi perde consistenza. Appare sempre più chiaro che l’euforia per i muri abbattuti, le bandiere calpestate, le statue divelte dai piedistalli, era insensata.

Cadeva il regime della menzogna e dell’oppressione ma si instaurava il regno della mercificazione, dell’idiozia di massa, della speculazione selvaggia.

Dalla modernità dello statalismo accentratore, burocratico e dispotico alla modernità della finta democrazia manipolata dai profittatori, il percorso non è una linea ascendente di liberazione ma un contorto reticolo che configura altri muri, altre prigioni.

Il flusso incessante di nuovi profughi dall’est europeo, dopo quelli che fuggivano a ovest per trovarvi “la libertà”, scandisce le tappe di un colossale fallimento.

Le badanti ucraine e polacche che vengono a pulire il sedere ai nostri vecchi per sostentare a casa loro mariti alcolizzati e figli disoccupati, sono l’immagine plastica dell’ennesimo svanire di un’illusione, quella delle feste sulle macerie dei muri.

Anche questo ci dice il quadro politico ceco, così simile al nostro, così compiutamente europeo.

Benvenuti fra noi, fratelli dell’est.

Luciano Fuschini   

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