Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Recessione addio. Se date retta a Saccomanni

L’argomento è delicatissimo, ma a giudicare dai toni sia del diretto interessato che della generalità dei commentatori si direbbe il contrario: a dominare è la nonchalance, manco si trattasse di una delle tante chiacchiere estive sul prossimo campionato di calcio. Chi vincerà lo scudetto? Chi si classificherà al secondo e al terzo posto, utili per l’accesso alla Champions League? Ognuno dice la sua (la sua opinione, la sua cazzata) e sono tutti contenti. Il trastullo è garantito, come sempre. La responsabilità tende a zero, come al solito.

Nel caso specifico, invece, sarebbe doverosa la massima cautela. Che è l’indice minimo della serietà e che, specialmente da parte dei cosiddetti tecnici, dovrebbe essere connaturata ai loro altisonanti curriculum. Macché. Ai microfoni di Sky Tg 24 il ministro dell’Economia, ed ex direttore generale della Banca d’Italia, butta lì con assoluta disinvoltura un’affermazione di grandissimo rilievo, stando alla quale la recessione nazionale è praticamente finita: «Credo di sì, credo che tra questo trimestre e il quarto trimestre l'economia entrerà in ripresa: siamo tecnicamente in quello che si chiama punto di svolta del ciclo». In maniera analoga, sia l’intervistatore di Sky che i giornalisti delle altre testate accolgono la dichiarazione come se non ci fosse nulla da aggiungere. Nulla da chiedere. Nulla da chiarire.

Vuoi perché soggiogati dalla “autorevolezza” del personaggio, vuoi perché la consegna dei media mainstream è non disturbare il manovratore, ossia il governo in carica, i più riportano le parole di Saccomanni senza battere ciglio. Così come fanno, del resto, con quelle che Enrico Letta pronuncia al Tg1 e che, riguardo al possibile rilancio dell’economia, vanno nella medesima direzione: «Si, ci sono tutti i segnali per il prossimo semestre. Gli strumenti ci sono. In questi cento giorni si è fatto molto».

Niente che sia niente, ossia senza imbarcarsi in una lettura alternativa e magari di segno opposto, bisognerebbe quantomeno sollecitare/esigere un ragionamento molto più articolato. Nel quale si indichino dettagliatamente i motivi del ritrovato ottimismo, in modo da chiarire come, quando e perché la situazione interna si sarebbe modificata, segnando un miglioramento così marcato da poter essere considerato definitivo. Viceversa, ci si “accontenta” di una pseudo spiegazione dal sapore specialistico, la succitata «siamo tecnicamente in quello che si chiama punto di svolta del ciclo», e ci si astiene da qualunque richiesta di approfondimento.

Con un tipico paradosso dell’informazione di massa, l’apparente reverenza nasconde al suo interno l’esatto contrario: al di là degli ordini di scuderia, prevale l’assuefazione al teatrino della politica. Si sa benissimo che la propaganda auto celebrativa non va presa sul serio e che, quindi, non c’è da scaldarsi troppo nemmeno stavolta. Saccomanni, seguito a stretto giro di ruota da Enrico Letta, ha sciorinato le sue previsioni-spot. E gli spot, per definizione, non si contestano, a meno che a utilizzarli sia un avversario col quale si è in guerra aperta e che, perciò, va rintuzzato colpo su colpo.

Ci scappa quasi un proverbio: governo di larghe intese, giornalismo di scarse (o nulle) pretese.

Federico Zamboni

I nostri Editori

Allarme terrorismo: una specialità USA

Ora è Assad a dire “no” a Ginevra