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Allarme terrorismo: una specialità USA

Se la minaccia rappresentata da gruppi di terroristi in grado di colpire duramente obiettivi in tutto il mondo fosse vera, sarebbe la clamorosa confessione di fallimento della strategia inaugurata dagli USA dopo la vicenda dell’11 Settembre 2001. Se l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, se le operazioni delle forze speciali in mezzo mondo, se i bombardamenti quotidiani dei droni, erano e sono effettivamente finalizzati a estirpare il terrorismo, cosa di cui si può legittimamente dubitare, quella strategia si rivelerebbe perdente dopo tanti anni.

Chiediamoci quali possano essere le ragioni presumibili di tanto clamore sui possibili attentati, clamore accompagnato dalle solite colossali panzane, come quella delle bombe inserite chirurgicamente dentro il corpo degli attentatori per sfuggire ai metal detector, come se una bomba fosse una piccola capsula da inghiottire o da cucire sotto la pelle. Si sono accorti dell’enormità di questa stupidaggine e l’hanno corretta con l’altra “informazione”, quella di un esplosivo liquido di nuova concezione che i supertecnologici beduini di Al-Qaeda avrebbero confezionato nei loro laboratori fantascientifici.

Una prima ragione può essere la dimostrazione dell’efficienza dei sistemi di prevenzione. Si potrà dire che nulla è successo proprio perché la prontezza del sistema ha prevenuto un colpo che sarebbe stato disastroso. Più inquietante è l’ipotesi che si cerchi un altro pretesto per scatenare una nuova guerra. Una terza possibilità è che si voglia così giustificare il sistema globale di spionaggio sistematico denunciato da Snowden e del resto già noto a chi non si beve la propaganda di regime.

Che qualcosa accada o che tutto finisca nel nulla del polverone propagandistico, una considerazione  comunque si impone. Se esiste una rete terroristica, proprio l’imponenza delle misure prese dall’Impero e l’efficienza della rete di ascolto che permette di captare tutte le voci e tutti i messaggi, anche decriptandoli, potrebbe suggerire di far filtrare a scadenze ravvicinate false informazioni di attentati in preparazione, sapendo di essere ascoltati, per impegnare frequentemente l’apparato dell’Impero stesso in operazioni costose e logoranti come quella messa in piedi in questi giorni.

I sistemi sono tanto più fragili e vulnerabili quanto più sono complessi. Questo assunto vale anche per le tecnologie militari e per i sistemi sofisticatissimi di controllo. In fondo, nella guerra asimmetrica in corso da 12 anni, i combattenti muniti di lanciagranate, di kalashnikov e dei loro corpi imbottiti di esplosivo, tengono in scacco un apparato militare provvisto di una strumentazione ai limiti dell’avveniristico. Anche l’efficienza della rete di informazione satellitare può essere sfruttata da potenziali nemici proprio perché diventi un problema per chi la usa. 

Non bisogna disperare. L’antica saggezza orientale che vede nella potenza stessa dell’aggressore il suo limite, un’energia che si ritorce contro chi la usa, ha modo di esercitarsi anche in questa nostra epoca folle.

Luciano Fuschini     

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