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L'ipocrisia dei tanti intellettuali "centrodestrorsi". E ora?

Leggo sul Giornale un resoconto dei dibattiti culturali di Controcorrente, kermesse del quotidiano berlusconiano, e mi cadono i cocones (qui). Dopo tanto parlare e parlarsi da parte di rispettabilissime teste pensanti come Stenio Solinas o Marcello Veneziani, alle somme si è partorita la grandiosa scoperta: nel campo di centrodestra – e già questa crasi contiene un errore madornale – vige la regola dell’ognun per sé e Silvio per tutti. Non sia mai dirlo apertamente, ché poi si perde la rubrica o l’elzeviro sulle colonne blindate di Sallusti. Però lo sanno perfino loro, come lo sanno i sassi, che dopo di Lui sarà il diluvio. 

Perché al di là di tutte le formule più o meno vecchie – comunitarismo vs liberalismo, spiritualismo vs materialismo, sussidiarietà vs statalismo, tradizionalismo vs tecnocrazia – al dunque i signori intellettuali di “destra”, pardon centrodestra, restano accucciati nel recinto di Arcore. E quindi si può discettare fino a notte fonda di alati concetti e ideali perenni, nuove sintesi e valori antichi, ma seccata la gola ci si ritrova, fra una citazione stantìa della Nouvelle Droite e un anti-eurocratismo di facciata, a lisciare i quattro peli trapiantati del Benefattore. 

Veneziani è l’incarnazione vivente della falsa coscienza del philosophe da prima pagina destroide. Gran cervello, autore di libri pregevolissimi, con un encomiabile passato di attivista culturale fin dai tempi delle “fogne”, consapevole di quanto questa destra politica sia ideologicamente stracciona e rasoterra, ma sempre lì, a difendere l’indifendibile e contraddire il suo stesso pensiero con pensierini malpensati e malvissuti. Per un amante della Tradizione, un diagnosta lucido del male di fondo della dittatura dei mercati, un contestatore di consumismi disgregatori che hanno consumato l’anima nazionale e popolare, insomma per uno che dovrebbe schifare e odiare la destra ufficiale, be’, comunque l’imperativo categorico è militare in questo campo di sterco che ha nome tardo-berlusconismo. 

È vero che l’onore e la lealtà, valori cardinali della destra old school, impongono di non abbandonare l’amico – sarebbe meglio dire: il padrone – nel momento del declino. Tuttavia un’analisi critica e autocritica come si deve, sarebbe ora la facessero, i Veneziani e i sotto-Veneziani. Sono vent’anni che coprono con una spolverata d’intellettualità la porcilaia centrodestrorsa. Foglie di fico felici di esserlo. Ma ormai sono compromessi fino al collo, e per evitare abiure e figure meschine, consiglierei di sparire per un po’, con una sana meditazione sulle vette. Da soli, a pane e acqua. Stile monaci-guerrieri. Forse così si ricorderebbero pure di nominare la sola parola che non abbiamo letto nel bollettino del minculpop interno: Patria. Hanno ragione: l’è morta da un pezzo. 

Alessio Mannino

 

 

 

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Ribelle 14 Settembre 2013
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