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Dica, Santità: Cdu e affini sono “cristiani”?

Bene: Papa Francesco continua a puntare il dito contro i vizi e le iniquità che infestano le società occidentali e le rendono succubi dell’economia imperniata sulla caccia spasmodica al massimo profitto. Per rimanere all’ultimissimo caso, sabato a Cagliari ha tuonato contro la disoccupazione e contro il culto del dio Quattrino, affermando che «questo non è un problema della Sardegna soltanto - ma c'è forte qui! – e non è un problema soltanto dell’Italia o di alcuni Paesi di Europa. È la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia; un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro».
Nulla di assolutamente inedito, visto che in passato la Chiesa cattolica ha espresso tante altre volte posizioni analoghe, ma a conferire nuova risonanza alle sue parole c’è la popolarità di cui egli gode e che lo accredita, con l’entusiasmo affrettato degli innamoramenti a prima vista, come una figura di straordinaria portata. Un (r)innovatore che su molteplici versanti, e non solo astrattamente etici, potrebbe restituire vitalità al messaggio cristiano delle origini e renderlo capace di incidere a fondo sulla realtà sociale contemporanea.

Perché questo impatto ci sia davvero, e non si esaurisca nella solita esaltazione/mistificazione mediatica, è però essenziale che stavolta si passi dalle parole ai fatti. O per lo meno si vada al di là delle requisitorie generiche, che si limitano alle condanne di principio ma poi tralasciano di identificare qualsivoglia responsabile, pervenendo invece ad accuse circostanziate che mettano alla sbarra dei soggetti specifici. E se poi non si è disposti a dare addosso alle persone in carne e ossa, nell’intento di cautelarsi (sia pure un tantino ipocritamente o, come si dice, gesuiticamente) dal rischio che appaiano attacchi individuali e troppo diretti, lo si faccia nei confronti degli innumerevoli enti vuoi pubblici vuoi privati che se lo meritano. A cominciare dal modo ingannevole con cui essi si presentano e comunicano.   

Per esempio: quei partiti che si autodefiniscono “cristiani” e che usando tale dicitura si ammantano di un legame coi relativi valori e insegnamenti, sul filo di una legittimazione che non è solo storica, dopo un paio di millenni di radicamento, ma addirittura religiosa. Partiti che di contro, dalla nostrana e ormai defunta Dc alla vivissima Cdu di Angela Merkel, sono allineati al modello economico dominante. Che è appunto quello, giustamente stigmatizzato dal Papa, da cui deriva lo strapotere di «un sistema che ha al centro un idolo, che si chiama denaro».

Non stiamo parlando di fenomeni occulti, in odore di complottiamo. Stiamo sintetizzando in poche righe una realtà che è sotto gli occhi di tutti e che si protrae da decenni e decenni. In pratica, e non certo per caso, dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Ecco: cosa ne pensa, al riguardo, l’attuale pontefice? Concorda oppure no, su questa spiacevole contraddizione tra la sedicente adesione al cristianesimo e un’attività politica che va in direzioni diametralmente opposte? E perché, qualora fosse d’accordo, non lo dice con la dovuta chiarezza, fino ad attestare una distanza incolmabile e a formulare una sorta di scomunica laica?

Certo: nel caso della Cdu, e di altre formazioni analoghe che siano nate e cresciute in contesti in cui è forte la presenza dei protestanti, si potrebbe eccepire una specie di difetto di giurisdizione, anche perché altrimenti bisognerebbe estendere la ripulsa alle Chiese “cristiane” che non hanno nulla da eccepire sul neoliberismo di matrice USA. Ma sarebbe solo un’altra forma di ipocrisia. Oppure, ancora peggio, il riflesso inevitabile di una lucida/cinica presa d’atto dei rapporti di potere esistenti, in forza dei quali è assai più conveniente lasciare che l’economia globalizzata e speculativa rimanga un universo parallelo che si può criticare solo, e al massimo, dall’esterno.

Un po’ come le prediche domenicali: una ogni tanto per sentirsi buoni, e poi – Fratelli carissimi – rimettiamoci alla volontà di Dio.

Federico Zamboni  

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