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Paolo Barnard: l’Unico e il Solo (dice lui)

Madonna quanto si lagna, Paolo Barnard. E quanto si auto incensa. A sentire lui gli altri giornalisti sono tutti, invariabilmente, dei gran cialtroni e in prima fila, nell’infame schiera, ci sono proprio quelli che si mostrano diversi: Gabanelli, Santoro, Travaglio. Nonché addirittura, stando a ciò che ha scritto lo scorso 17 settembre in un articolo pubblicato sul suo blog, Massimo Fini. Testualmente, il  «‘ribelle’ Fini». Notare le virgolette, please. 

Il succo del discorso, vedi il titolo «Fui avvisato. Eccovi la Parrocchia», è che qui in Italia esiste un’immensa e intricatissima rete di potere, con miriadi di viluppi ma basata sulla medesima logica, per cui è impossibile lavorare nei media se non ci si sottomette a questa o a quella camarilla. Fin qui, e a patto di aggiungere alla parola “impossibile” un più realistico “quasi”, nessun problema. Che il giornalismo nazionale sia appestato da ogni sorta di vizi, tra connivenze e autocensure, è un fatto acquisito e noi stessi lo abbiamo sottolineato un mucchio di volte, oppure vi abbiamo alluso utilizzando l’etichetta “mainstream”,.

Ciò che proprio non va, invece, sono le conclusioni che ne trae il severissimo (San) Paolo. Da un lato, one more time, si presenta implicitamente come l’unico e il solo Incorruttibile, visto che pur essendo stato messo sull’avviso già da giovinetto non ha mai voluto piegarsi. Dall’altro, come abbiamo accennato in apertura, butta nel calderone di quelli «che si spacciano per liberi e sono meno che pupazzi» anche Massimo Fini. E sullo slancio, a giudicare da quel “ribelle” con cui lo appella ironicamente, pure noi del Ribelle.

Facciamola breve, allora. Visto che Barnard rivendica a gran voce il proprio rigore professionale, e visto che sia Fini che noi abbiamo pubblicato migliaia di articoli sui più svariati argomenti, lo sfidiamo a specificare quando si sarebbe manifestata quella miserabile acquiescenza nei confronti di un qualsiasi potentato. Per quanto riguarda la Voce del Ribelle, in particolare, può forse valere la pena di ricordare che non abbiamo esitato ad attaccare frontalmente anche Grillo e il M5S, nonostante i rapporti di amicizia che vi sono tra Beppe e Massimo.

Certo: anziché inveire malamente, e spargere giudizi che sconfinano nell’insulto da osteria (e che, se proferiti di persona, comporterebbero il fondatissimo rischio di essere presi a ceffoni), abbiamo spiegato per filo e per segno cosa non ci stava bene e perché. Se Barnard è capace di fare altrettanto, lo faccia. Altrimenti lasci perdere: sempre ammesso che gli sia rimasto un pizzico di controllo sul suo ego abnorme, infettato dalle frustrazioni e sovraeccitato dai soliloqui.

Federico Zamboni

 

 

Contenuto nella Raccolta settimanale del 28/09/2013
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