Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

LA Presidente Boldrini, gli uteri e i testicoli secchi

Con tutti i problemi che affliggono il paese, la Boldrini dà sfoggio di vetero femminismo d’accatto e si scaglia, intervenendo sdegnata al convegno “Donne e media” al Senato, contro le pubblicità in cui la mamma serve a tavola.

In primis LA Presidente (occhio a non sbagliare articolo determinativo o lei si incazza di brutto) mostra scarsa sensibilità verso il politicamente corretto: avrebbe dovuto dire il genitore 1 (o 2?) che serve a tavola. In secundis, da brava esponente della sinistra cachemire, dimostra che la televisione la guarda poco e non è molto al corrente; solo a titolo d’esempio: prima del suo intervento nel sito di Repubblica, quando abbiamo visionato il video, c’era una pubblicità della Kellog’s dove una donna dopo una notte di sesso fugge dalla casa di lui, invertendo il cliché in cui è l’uomo che cerca di svicolare dopo la scopata occasionale.

Inoltre LA Presidente citando altre forme pubblicitarie, dove il corpo della donna viene sfruttato, dimostra ulteriore incompetenza nel sostenere – fidiamoci di lei che il mondo l’ha girato davvero, mica come noi comuni mortali sempre in poltrona davanti a Mediaset – che simili pubblicità su yogurt, auto o computer all’estero non sarebbero trasmesse. Nel ricordare en passant che le pubblicità degli yogurt che fanno cagare, così come quelle con strafighe da profumi e prodotti estetici, sono dirette ad un pubblico femminile, ci permettiamo di far notare che la maggior parte delle pubblicità per auto, computer ed altri prodotti da multinazionale sono le stesse per tutto il globalizzato mondo: l’esterofilia della Presidente è ingiustificata, e viene da domandarsi se il mondo  l’ha conosciuto viaggiando col Dottor Who.

Se poi vogliamo entrare nel merito delle pubblicità e di quello che dovrebbe realmente preoccupare, il punto non è chi serve in tavola, ma cosa viene servito. Prodotti che non possiamo insultare quanto sarebbe giusto perché non possiamo permetterci querele, ma che sono quasi esclusivamente piatti svelti concepiti per la donna che lavora e non ha più il tempo di godersi la famiglia. Il grave delle pubblicità è semmai che giocano sul senso di colpa della madre che sa di stare trascurando il figlio per la carriera, o solo per gli orari disumani del call center, e cui bisogna far credere che basta una merendina per fare il rampollo felice, mentre la povera madre, sia essa manager o colf, vuole credervi a causa della debolezza della suo posizione psicologica. Magari per la manager, una volta arrivata, la situazione è più facile: a servire in tavola è il personale di servizio. Fare parallelismi fra la Boldrini e le brioches di Maria Antonietta è una tentazione forte, ma resistiamo. Sarebbe sarcasmo troppo facile e ci esporrebbe a querele peggiori di quelle delle multinazionali delle merendine.

La pubblicità, però, si evolve, più della Boldrini che non se ne accorge e resta ferma ad archetipi anni ’70, e si adatta alla realtà sociale che influenza: oggi sono sempre più le scene domestiche in cui c’è collaborazione in famiglia. Ormai sono quasi sempre in due a essere costretti a lavorare per mandare avanti la baracca ed anche i sensi di colpa del padre servono, ma di tutto questo LA Presidente non si è accorta. D’altronde che viva in un universo parallelo lo sappiamo sin da quando commentò i suicidi da crisi ammettendo di ignorare che in Italia vi fosse tanta miseria.

 

Tuttavia chi offende veramente non è la pubblicità, ma LA Presidente, che insulta ogni donna che sia fiera di svolgere il ruolo tanto bistrattato - più dalle femministe che dai maschilisti, in verità - della casalinga, che quando è anche madre di famiglia merita, invece, un rispetto addirittura sacrale. Ma che ci possiamo fare: questa è l’epoca dei genitori 1 e 2, essere madre, o padre, è superato: bisogna adeguarsi al nuovo modello burocratico in cui ha senso solo il ruolo economico svolto e non quello naturale. Bisogna cancellare l’idea che seguire la natura abbia una dignità almeno pari a quella di una carriera di successo, cui anche molti padri, oltre a molte madri, vorrebbero poter rinunciare a posteriori e tornare indietro nel tempo, rimpiangendo di non aver avuto il tempo di stare vicini ai propri figli come la natura avrebbe richiesto.

Padre e madre, ruoli diversi ma di pari dignità che avevano addirittura una valenza religiosa nella quasi totalità dei culti, ed in questo ci sentiamo più vicini al padre del ministro Kyenge, Kikongo, ed ai suoi esorcismi identitari per estirpare lo spirito maligno che alberga in Calderoli (come quello del povero carbonaro “infestava” quello del Marchese del Grillo), anziché alla figlia Kashetu “Cecile”, che ha dismesso il suo nome e promuove la discriminatoria definizione genitore 1 e 2. Una distinzione che dubitiamo Kikongo, giustamente, nella sua fierezza tribale, riuscirebbe a mandar giù, e che è sì discriminatoria, perché se padre e madre hanno un senso, fin da quando esiste la riproduzione sessuata, devono avere una pari dignità, mentre i numeri 1 e 2, che sono “naturali” solo come numeri, sono percepiti con la valenza di un preciso ordine gerarchico, in forza del quale il genitore 1 predomina sul 2, che è solo genitore di riserva.

Questo, però, può essere percepito solo da chi mette al mondo i figli alla solita cara vecchia orgasmica maniera. Per gli uteri secchi e i testicoli in provetta, tali anche quando potenzialmente fecondi, meglio essere ridotti a definizioni burocratiche, lasciando che il generare figli non sia più il più naturale degli atti. Non vogliamo sindacare su come LA Presidente abbia cresciuto sua figlia Anastasia, se a servire a tavola sia stato il padre (genitore 2?) o se sia stata una mamma (genitore 1?) presente e magari di quelle che allattano animalescamente al seno, ma non possiamo esimerci dal rimarcare che il modello da lei proposto, consciamente o meno, è quello dove la maternità, ed i figli che ne derivano, sono soprattutto un fastidioso peso che blocca le aspirazioni carrieristiche della donna. Ormai i figli hanno senso solo se sono un diritto di chi figli non può averne, come la Loretta di “Brian di Nazareth”, e che crede di essere genitore quando invece alleverà solo i figli di un altro. Il modello cuculo è diventato quello da seguire, ma non dalla parte del cuculo.

 

Le dichiarazioni boldriniane assumono ancor più senso se inquadrate nella sua propaganda dove l’immigrato è risorsa: deve pur esserci qualcuno abbastanza barbaro da far figli scopando per poi allevarli, così da popolare il territorio. Il fervente intervento delLA Presidente, però, ci spinge ad una riflessione sulla coerenza. LA Presidente si rende conto che il ruolo della donna nelle comunità rom o nell’islam è ben peggiore che non nelle pubblicità, almeno nella sua ottica vetero femminista.

Con tutti problemi che abbiamo in Italia la Boldrini, anzi Boldrini e basta – l’articolo in questo caso è discriminatorio, mica si diceva “il” Fini o “il” Casini – si preoccupa delle pubblicità e di essere chiamata LA Presidente, indignandosi se viene chiamata da Grillo oggetto di arredamento e gridando che questa è una offesa a tutte le donne, quando invece l’offesa, motivata, c’è solo per lei. Lei che le donne lontane dai suoi (dis)valori le ha offese davvero.

LA Boldrini è per noi uno/a dei/delle peggiori Presidenti della Camera che abbiamo mai avuto, anzi fra LE Presidenti ci sentiamo di dire che è stata la peggiore, anche di/della Pivetti che durante il suo mandato seppe non essere faziosa, nonostante i dubbi sulla giovane età, mentre (la) Boldrini spicca nello zittire e censurare chi osa opporsi all’establishment. LA Presidente, però, è soprattutto perdente nel confronto a sinistra, dove esce tritata dal confronto con Nilde Iotti che, lei sì, dovette lottare duro e rompere ogni schema maschilista, anche del PCI. E tuttavia, forse proprio per questo, non perse mai tempo in disquisizioni sulle pubblicità o sugli articoli determinativi.

LA Iotti, anzi la IOTTI, (il maiuscolo lei lo merita nel nome e non nell’articolo) era un politico di razza e dotato di uno spessore che Boldrini se lo sogna. Si rassegni LA Presidente, ha ragione Grillo quando dice che è un oggetto di arredamento. Ma un oggetto retrò e demodé, sorpassato come quel modernariato vintage da bancarella, che fa tanto trendy e glamour nei salotti illuminati delle sinistre cachemire. Un oggetto dall’appeal vagamente internazionale solo perché vicino a quelle macchine tritasoldi, a forza di elargire lauti stipendi, che sono gli organismi in stile Fao.

Ferdinando Menconi

 

Contenuto nella Raccolta settimanale del 28/09/2013
I non abbonati possono acquistarla qui sotto

Ribelle 28 Settembre 2013
€2.50

I nostri Editori

Cosa succede in Sicilia?

Podcast La Controra del 25/06/2013