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    mercoledì
    set042013

    Obama vs Assad. L’Impero del Bene colpisce ancora

    La pretesa degli USA di essere i “buoni” è arcinota: le altre nazioni fanno quello che fanno per i propri interessi, talvolta accettabili e talaltra no; loro, gli Stati Uniti d’America, agiscono invece per ragioni innanzitutto etiche, a difesa dei cosiddetti diritti universali.

    Il paradosso, come avviene spesso (e non certo per caso), è che per quanto il fenomeno sia di pubblico dominio e ne siano state ripetutamente svelate le mistificazioni  – vedi ad esempio l’invasione dell’Iraq che venne giustificata con le temutissime, ma inesistenti, armi di distruzione di massa – il trucco continua a funzionare. O, quantomeno, non si è ancora arrivati a sbugiardarlo una volta per tutte. Benché non manchino le denunce approfondite, da Chomsky a Massimo Fini e a moltissimi altri, e benché non manchino neppure i sarcasmi, alcuni dei quali ormai proverbiali come l’epiteto di sceriffi, o gendarmi, planetari, la condanna è ancora assai lontana dal trasformarsi in una sentenza definitiva.

    Forte del suo potere economico, militare e mediatico, dal quale discendono innumerevoli connivenze internazionali, Washington insiste imperterrita a seguire il suo copione vincente. La lista dei cattivi è sempre aperta, tal quale l’elenco dei ricercati-wanted nel vecchio Far West, e alla Casa Bianca c’è sempre un giustiziere pronto a demonizzare i reprobi di turno e ad ergersi a paladino dell’Occidente: qualcuno viene dalle schiere dei Repubblicani, come Reagan e i due Bush, e qualcun altro da quelle dei Democratici, come Johnson, Clinton e, adesso, Obama. Una convergenza, nel modo di pensare e di agire, che dovrebbe essere illuminante, e acquisita a sua volta in via permanente nell’ambito di un giudizio non convenzionale sulla “più grande democrazia del mondo”.

    Nel caso specifico della Siria, quindi, ci troviamo di fronte alla replica di uno schema collaudatissimo. Che, se non fosse drammatico e carico dei più foschi timori di escalation, apparirebbe grottesco. Le succitate armi di distruzione di massa di Saddam diventano le armi chimiche di Assad, e per entrambe si accampa il possesso di prove inoppugnabili che tuttavia, ohibò, non sono considerate tali dalla quasi totalità degli altri governi. Sbandierando queste (presunte) certezze, Washington si ritiene non solo in diritto ma addirittura in dovere di sanzionare il reo, il tiranno sanguinario, il folle fratricida. E perciò, con una tipica decisione unilaterale, si appresta a farlo anche in assenza dell’approvazione dell’Onu e in spregio del parere contrario di due membri, la Russia e la Cina, che fanno parte del Consiglio di sicurezza e che pertanto possono esercitare il veto contro le risoluzioni dell’Assemblea. Lo stesso veto, d’altronde, che gli Usa hanno utilizzato in parecchie occasioni per bloccare le iniziative a carico di Israele.

    La questione andrebbe perciò rovesciata: non è l’Onu che deve decidere se appoggiare o no gli Usa, ma sono questi ultimi che si pongono oggettivamente fuori dalle Nazioni Unite, laddove agiscano senza il consenso generale. Un’istanza di espulsione che è certo irrealistica, nel contesto odierno, ma che serve a ricordare quale abissale distanza vi sia – e sia stata scavata – tra la politica statunitense e il diritto internazionale. Da un lato si enfatizza/strumentalizza la legalità, quando fa comodo, e dall’altro la si scavalca di slancio, quando fa più comodo appellarsi alla (propria, ipotetica, ipocrita) morale.

    Criminali loro a operare così. Quasi altrettanto colpevoli, però, quelli che non si ribellano alla messinscena, lasciando che la farsa si risolva in tragedia.

    Federico Zamboni

     

     

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    Ribelle 7 Settembre 2013
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    Reader Comments (2)

    Oramai arcinoto purtroppo , inquietante leggere l articolo pro obama e usa di furio colombo sul fatto q. di oggi. Il premio nobel ammazza come gli altri suoi predecessori ne piu ne meno pro domo sua punto. Poi il carrozzone mediatico gli va dietro in tutti i paesi satellite dove ci sono sempre stati e sempre ci saranno asserviti personaggi pronti alla bisogna. Grande tristezza

    mercoledì, settembre 4, 2013 | Registered CommenterMassimo Monti

    Credo che le uniche armi che tengono lontana una terza guerra mondiale siano quelle atomiche. Siamo in un clima di "pace" in occidente solo perchè c'è la certezza che altrimenti moriremmo tutti velocemente, tutti anche i comandanti del vapore.

    mercoledì, settembre 4, 2013 | Registered CommenterMaura Del Torrione
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