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Bahrain: i diritti umani alle comiche finali

Che i tribunali che pretendono di tutelare i diritti umani non siano da prendere troppo sul serio – specie se non sono riconosciuti dai principali violatori, come quello Penale Internazionale de L’Aia, e nonostante alcuni, bisogna riconoscere, siano più seri di altri, come Strasburgo – è un conto, ma in Bahrain abbiamo passato i limiti del ridicolo: Il Regno è stato scelto per ospitare la Corte Araba dei Diritti dell’Uomo.

È veramente grottesco che una nazione che viola sistematicamente i diritti umani possa essere scelto come sede di un simile tribunale, ma l’assurdità si fa coerente quando ci si accorge che l’istituto è patrocinato dalle monarchie del Golfo, paesi che meriterebbero una esportazione violenta di democrazia ben più della Siria di Assad, le quali vogliono creare una giurisdizione fantoccio per legittimare i propri crimini.

La Corte, infatti, opererebbe nell’ambito della Carta Araba sui Diritti Umani, in vigore dal marzo 2008, che è stata firmata, fra gli altri, da Bahrain, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma che non ha impedito le repressioni violente in corso in quegli stati e nemmeno, per andare più sul tragicomico, ha permesso alle donne di guidare o di evitare condanne in caso di stupro.

Probabilmente si tratta di una carta dei diritti umani basata sulla Sharia, insomma un ossimoro che neppure il più navigato degli azzeccagarbugli si azzarderebbe a districare: sarebbe più facile sostenere la verginità di Ruby e la castità del Cavaliere.

Siamo di fronte ad un’arma a doppia taglio. Da una parte potrebbe essere usata dalle propagande atlantiste e delle teocrazie del Golfo a sostegno della loro pretesa democraticità, dall’altra per meglio reprimere le crescenti contestazioni. In nessun caso, però, potrà mai essere un passo avanti verso la tutela della libertà.

(fm)

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