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    set062013

    Slot-machine e affini: tu “giochi”, loro lucrano

    Qui pro quo al Senato, nella giornata di ieri, e l’assemblea approva una mozione presentata dalla Lega Nord con cui si impegna il Governo a fissare una moratoria di dodici mesi nel campo del gioco d’azzardo, bloccando gli effetti delle concessioni già rilasciate ed escludendo che ne vengano aggiunte altre.

    Giusto il tempo di rendersi contro dell’inciampo, sgraditissimo tanto all’esecutivo di marca Pd-PdL quanto alla potente lobby che gestisce il settore, e parte la controffensiva per neutralizzare la svista: il Ministero dell’economia, con in testa il sottosegretario Giorgetti che annuncia addirittura di volersi dimettere, si inalbera prospettando un crollo delle entrate pari a sei miliardi e liquidando la moratoria come totalmente inapplicabile. Essa, infatti, costituirebbe «un atto illegittimo determinando: 1) un contenzioso con i circa 200 operatori italiani ed esteri che hanno ottenuto la concessione; 2) la riapertura del contenzioso comunitario, dopo due procedure di infrazione chiuse nel 2010 a seguito della regolamentazione del mercato; 3) lo spostamento in massa di giocatori verso il mercato illegale; 4) la perdita della possibilità di contrastare, con strumenti mirati, il gioco problematico e patologico e l'accesso dei minori al gioco».

    Voilà. Il business privato si incrocia al business pubblico, dando luogo a un mostro bicefalo. Un mostro che si atteggia a entità benefica, in nome della legalizzazione di un’attività assai remunerativa e, perciò, assai appetita dalla grande e piccola criminalità, ma che di fatto spiana la strada al dilagare del gioco d’azzardo, creando i presupposti di quella nuova e gravissima piaga sociale che è la dipendenza maniacale dal gioco e che va sotto il nome di ludopatia.

    Un enorme bottino che le due teste (le due fauci) sono lì a spartirsi. Di qua i gestori privati, che appunto in quanto imprenditori “legali” sono liberi di darsi da fare per moltiplicare la clientela e lucrare ancora di più. Di là lo Stato – o piuttosto le oligarchie che lo hanno invaso e asservito – che dopo aver dilapidato enormi quantità di denaro, ed essersi indebitato di conseguenza, dà per scontato che l’introito di ulteriore gettito vada giustificato sempre e comunque, a prescindere dalla fonte da cui proviene.

    L’assunto, come confermano le succitate considerazioni/lamentazioni del Ministero, è che nell’ambito del gioco d’azzardo la “domanda” sia elevata di per sé e che, pertanto, non dipenda dal massiccio diffondersi di nuove e seducenti opportunità, dalle slot-machine alle scommesse e ai casinò on line. I cittadini, in altre parole, giocherebbero in ogni caso, ma con l’aggravante di rivolgersi a operatori clandestini e delinquenziali, a tutto danno sia delle aziende autorizzate, e dei relativi lavoratori, sia dell’Erario.

    Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Sistema Gioco, lo rivendica a gran voce. Ieri, dopo il voto al Senato, ha orgogliosamente (o spocchiosamente) definito gli operatori del comparto «un presidio di legalità», mentre in un’intervista del luglio scorso menava gran vanto del fatto che «abbiamo fatto emergere un sistema fino ad allora clandestino garantendo incassi legali e autorizzati», puntualizzando subito dopo che «il gioco per gli italiani dovrebbe essere solo un momento ludico».

    Ma è proprio questa, la grande mistificazione. Per lavarsi la coscienza si fa appello a ciò che dovrebbe accadere, ma che poi non accade, e si pretende di cavarsela a suon di postille in coda agli spot, analogamente a quanto avviene coi prodotti farmaceutici: una o due frasette di rito, pronunciate in tutta fretta e percepite, ovviamente, alla stregua di una dicitura tanto obbligatoria quanto irrilevante. Mentre il messaggio promozionale, e decisivo, viene ammannito in maniera fascinosa, la raccomandazione “etica” si presenta in modo meccanico e per nulla coinvolgente. Il primo parla all’emotività, che corre sul filo dell’inconscio ed è la dimensione tipica del linguaggio pubblicitario; la seconda al raziocinio, che va in direzione opposta e che di regola è di gran lunga meno efficace. A maggior ragione, poi, quando i destinatari siano gli individui meno forti e consapevoli, già in preda al vizio di turno o predisposti a rimanerne vittime.

    Un classico approccio liberista, e dunque economicistico. Con la scusa di rendere omaggio alla libertà personale, nel presupposto che ciascun maggiorenne sia in grado di decidere consapevolmente cosa fare e non fare, si abbandona chiunque, e ancora prima che compia i diciotto anni, a ogni sorta di lusinghe e di tentazioni. Tutti ugualmente esposti al rischio di passare dal gioco occasionale a quello compulsivo, ma non ugualmente capaci di difendersi.

    E mentre sul fumo si è scatenata una crociata persino parossistica, sul gioco d’azzardo si fa finta di nulla. Evidentemente, i “tumori” psichici che colpiscono i ludopatici e ne prosciugano il reddito, mandando in malora intere famiglie, non sono considerati altrettanto interessanti.

    Federico Zamboni

     

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    Ribelle 7 Settembre 2013
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    Reader Comments (2)

    il Ministero dell’economia, con in testa il sottosegretario Giorgetti che annuncia addirittura di volersi dimettere, si inalbera prospettando un crollo delle entrate pari a sei miliardi e liquidando la moratoria come totalmente inapplicabile.

    Se fosse per me Giorgetti dovrebbe essere interdetto dai pubblici uffici per incompetenza (o per connivenza con le mafie dei giochi).

    Infatti come scrive Maurizio Blondet:
    la multa da 98 miliardi è passata, per sentenza della Corte dei Conti, prima a 2,5 miliardi, e alla fine a 600 milioni.

    e ancora l'Espresso:

    Un tesoretto (2,5 miliardi) di non poco conto in tempo di crisi e che, anche decurtato a un quarto, può tornare utile ai fini politici. Ma il piano dell'esecutivo Letta si è rivelato un buco nell'acqua, peraltro non del tutto inaspettato. Nelle prime bozze del decreto sull'Imu si parlava infatti di un piano di riserva, ovvero l'aumento della tassazione sui giochi (Preu) in caso di fallimento della sanatoria. Un incremento dell'aliquota, definito "un ricatto" da ambienti vicini al settore giochi, che è però scomparso nella versione definitiva del testo, e che ha permesso ai signori delle slot di rifiutare la sanatoria senza il pericolo di nuove tasse.

    "Un aumento delle tasse sui giochi sarebbe stato controproducente e avrebbe portato a una riduzione del gettito", spiegano da Confindustria commentando a l'Espresso la scomparsa del ritocco delle tasse e difendendo la posizione delle aziende del settore impossibilitate, a giudizio dell'associazione di categoria, a trovare entro il 15 novembre le centinaia di milioni di euro richiesti.

    La domanda che ora sorge spontanea è quindi: se non lo pagano i re della macchinette, chi lo paga il decreto che cancella l'Imu, tanto caro a Silvio Berlusconi? La risposta è scontata: i cittadini. Come si può leggere in Gazzetta Ufficiale infatti: "qualora [...] emerga un andamento che non consenta il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito indicati alle medesime lettere, il Ministro dell'economia e delle finanze [...] stabilisce l'aumento della misura degli acconti ai fini dell'IRES e dell'IRAP, e l'aumento delle accise di cui [...]".

    Maggiorazione nei prelievi di Ires e Irap e un aumento delle accise, probabilmente su alcol e tabacchi quindi. I giochi invece sarebbero salvi, in quanto soggetti a tassazione ordinaria e non ad accisa.

    Concludendo i geni di Confindustria e il ministro Giorgetti si inalberano per 6 miliardi persi (secondo le loro stime), ma non trovano motivo di inca**arsi per le mancate entrate di 97,4 miliardi (che probabilmente grazie al ricorso presentato saranno 98 miliardi).

    I proprietari delle slot (es. mafie che riciclano i soldi) ringraziano e aspettano il prossimo regalo del governo.


    fonte: I re delle slot beffano Letta

    venerdì, settembre 6, 2013 | Registered CommenterRiccardo L.

    federico, tutto inutile.
    bisognerà ringraziare quelli che devastano la tabaccheria per portarsi via i soldi delle macchinette mangiasoldi, solo allora i titolari di slot machines abdicheranno per un lavoro più pulito. (sic?)
    solo allora.
    perchè dallo stato non arriverà mai un segnale di onestà, non ci sarà mai un ripensamento... basta rubare.
    saluti ribelli e sti su" frank, adoliber

    venerdì, settembre 6, 2013 | Registered Commenteradolfo garuffio
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